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Gruppo 0 - alimentazione e floriterapia

Per eliminare i chili di troppo, le persone di tipo Zero devono limitare il consumo di cereali, pane e legumi. Per loro, infatti, il maggior responsabile dell’aumento di peso è il grutine contenuto nel germe di grano e, più in generale, nei prodotti a base di frumento. Esso agisce spingendo il metabolismo in una direzione diametralmente opposta a quella della chetosi. Le lectine del glutine, infatti, inibiscono l’attività dell’insulina e impediscono all’organismo di utilizzare bene le calorie a scopi energetici.

Prima di giungere a conclusioni errate, bisogna ricordare che ciascun gruppo ha un proprio assetto metabolico. Una modesta acidità nei muscoli per il gruppo Zero aiuta a conservare una linea invidiabile, ma uno dei fattori che appesantisce queste persone è la presenza di una tiroide “pigra”, che non riesce a produrre la quantità di ormoni necessaria per far funzionare i processi metabolici a pieno ritmo. Questa condizione, nota come ipotiroidismo, provoca una serie di disturbi che includono: aumento del peso, ritenzione di liquidi, perdita di massa muscolare e facile stancabilità.

E’ sempre bene moderare la quantità di cibo e scegliere le carni più magre, per rendere ottimale il controllo del proprio peso chi appartiene al tipo Zero deve consumare una certa di quantità di alimenti classificati come benefici ed evitare del tutto quelli ritenuti nocivi.

Oltre alle tabelle già pubblicate indico alcuni alimenti per la loro azione:

FAVORISCONO L’AUMENTO DI PESO DEL GRUPPO ZERO:

  • Glutine di frumento: interferisce con l’efficienza dell’insulina e rallenta il metabolismo;
  • Granoturco: interferisce con l’efficienza dell’insulina e rallenta il metabolismo;
  • Fagioli di Spagna e Fagioli bianchi: alterano l’utilizzazione delle calorie;
  • Lenticchie: impediscono il corretto metabolismo delle sostanze nutritive;
  • Cavolo (alcune varietà), Cavolini di Bruxelles e Senape: inibiscono la funzione della tiroide;

FAVORISCONO LA PERDITA DI PESO:

  • Sale iodato, Pesce e frutti di mare, Laminaria: contengono iodio e stimolano la produzione di ormoni tiroidei; Il sale iodato va usato con molto buonsenso ed è da evitare se la persona è ipertesa, come tutto il sale in genere;
  • Fegato: è fonte di vitamina B e attiva il metabolismo;
  • Carne rossa, Verza, Spinaci e Broccoli: attivano il metabolismo; è fondamentale utilizzare carne rossa magra e non oltre i100 grammial giorno.

Le persone di tipo Zero digeriscono e assimilano bene la carne perché il loro stomaco tende a produrre buone quantità di acido cloridrico. Tuttavia, bisogna ricordarsi di bilanciare l’apporto di proteine con sufficienti quantità di verdura e frutta. In caso contrario, si corre il rischio di avere succhi gastrici eccessivamente acidi e pertanto dannosi per le pareti dello stomaco e del duodeno. Le carni che vanno assolutamente eliminate sono: maiale e salumi in genere e oca.

I pesci provenienti da acque fredde, come il merluzzo, l’aringa e lo sgombro, sono particolarmente adatti ai soggetti di tipo Zero. Questi pesci sono ricchi di grassi che fluidificano il sangue.

Queste persone possono consumare con parsimonia (visto il loro elevato apporto calorico) le noci e i semi di zucca. Tutti gli altri semi e frutta secca sono da evitare e al massimo, tra quelli indifferenti indicati nelle tabelle, è meglio utilizzare il burro preparato da alcuni di loro.

Per quanto riguarda i legumi consentiti è bene non superare porzioni di80 grammie per due o tre voltela settimana. Ilegumi potenzialmente benefici sono fagiolini dell’occhio, fagioli aduke, azuki e pinto.

Una particolare attenzione vorrei richiamare riguardo ad alcuni ortaggi appartenenti alla famiglia delle Solanacee, come la melanzana e la patata, possono provocare disturbi articolari perché le lectine in essi contenuti tendono a depositarsi a livello delle articolazioni.

Il granoturco non è indicato per i soggetti di tipo Zero perché tende a favorire lo sviluppo di obesità e diabete. Quindi tutti i piatti a base di mais vanno aboliti, polenta compresa.

Per quanto riguarda la frutta l’attenzione deve essere alta se si consuma uva, ho conosciuto persone che seguono con attenzione l’alimentazione per il gruppo Zero con reazioni da intolleranza alimentare con orticaria con l’uva, sia bianca che nera.

Diciamo che questo gruppo sanguigno può stare tranquillo con fichi e prugne, ma tutti gli altri frutti devono essere consumati con attenzione e una qualità per volta per capire come reagisce il corpo. Se si è intolleranti lo capirete immediatamente.

La personalità del gruppo Zero

Ogni persona con sangue di gruppo Zero cela nella sua memoria genetica forza, resistenza, senso di austima, temerarietà, intuizione e ottimismo. Se appartenete a questo tipo dovreste essere in grado di apprezzare questa eredità. Vi sentirete rivitalizzati solo seguendo una dieta ricca di proteine e praticando un esercizio fisico intenso, mentre percorrendo altre strade aprirete la porta alla depressione, alla stanchezza e al sovrappeso. Tra queste persone spesso troviamo leader e una propensione al successo.

Aiuto per questo gruppo dalla Floriterapia di Bach

Abbiamo visto che spesso tra queste persone ci sono persone che sanno essere guida per altri, ma spesso non si vive consapevolmente questa dote.

Chi non sa vivere positivamente questo aspetto ha bisogno di sostegno nell’accettare, senza eccessi, questo talento e lo può fare con Wild Oat e Vine due Fiori di Bach che sostengono il talento personale, il primo, e mitigano gli atteggiamenti autoritari, il secondo.

Wild Oat e Vine - Gruppo Zero

Nella vita il talento e l’autorevolezza, vissuti con equilibrio, donano una luce personale che aiuta nei momenti difficili e crea un ottimo rapporto di collaborazione con gli altri, nella comprensione dei ruoli di ognuno, senza sottovalutarne alcuno.

Preparare un flacone con una miscela di 30 cc di acqua, 40 gocce di brandy e due gocce di ogni Fiore di Bach sopra indicato; assumere 4 gocce di questo preparato per 4 volte al giorno. In questo caso può accompagnare tutti i momenti “difficili” e quindi non ha un termine prestabilito, se non basta un flacone proseguire e osservare ciò che capita intorno a voi, alzate le antenne e ascoltate attentamente. Ne resterete stupiti.

 

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In questa stagione dove gli eccessi sono tutti presenti, sia alimentari che comportamentali, anche da parte della natura, vi faccio dono della Menta, pianta della lucidità.

Menta acquatica

Il nome Menta-Minthe ci rimanda ad un etimo, probabilmente di origine sumerica, da cui ne derivano altri due: il greco minthosche indica gli escrementi umani ed il latino mentula che indica il membro virile; è interessante notare come in questo caso, ancora prima del mito, possiamo intuire intrecciate in un unico etimo le principali funzionalità planetarie e virtù medicinali della pianta.

La menta è una pianta di antichissima tradizione terapeutica, usata già nell’Egitto antico come è ben documentato dai ritrovamenti all’interno delle tembe e dai frequenti riferimenti nel Papiro Medicale di Erbes (XVI sec a. C.). Con essa veniva preparato il “Kifi”, unguento attivatore e stimolante il vitalismo della persona sia a livello fisico che mentale, che donava forza e lucidità.

Botanica

La menta (genere Mentha) è una pianta erbacea perenne, stolonifera (*), fortemente aromatica, che appartiene alla famiglia delle Labiate (Lamiaceae). Cresce in modo massiccio in tutta Europa, in Asia e in Africa e predilige sia le posizioni in pieno sole che la mezza ombra, ma può resistere anche a basse temperature. Molto conosciuta già dal tempo degli Egizi e dei Romani, veniva usata da Galeno come pianta medicinale.

Le foglie sono opposte e semplici e nella maggior parte delle specie sono lanceolate e ricoperte di una leggera peluria di colore verde brillante.

I fiori sono raccolti in spighe terminali, coniche, che fioriscono a partire dal basso verso l’alto. I singoli fiori, simpetali e irregolari, sono piccoli, di colore bianco, rosa o viola; la corolla, parzialmente fusa in un tubo, si apre in due labbra, la superiore con un solo lobo, l’inferiore con 3 lobi disuguali. La fioritura avviene in piena estate e prosegue fino all’autunno.

Il frutto è una tetrachenio (**) che contiene da1 a4 semi.

La menta è una pianta con alcune specie che determinano l’ambiente dove nascono o la sua morfologia.

Così troviamo quella acquatica, la longifoglia, la spicata, la silvestre e la romana tra quelle spontanee.

La menta piperita è un ibrido naturale tra la menta acquatica e la menta spicata ed è da sempre coltivata.

Nei paesi dell’Africa settentrionale che si affacciano sul Mediterraneo ed in quelli del Medio Oriente, il tè alla menta è un po’ il simbolo dell’ospitalità, non è causale, deriva da una lunga tradizione che risale, probabilmente, agli antichi egizi.

(*) Uno stolone è un ramo laterale che spunta da una gemma ascellare vicino alla base (colletto) della pianta, definita appunto stolonifera, e che si allunga scorrendo sul suolo, o appena sotto il terreno, emettendo radici e foglie dai nodi da cui si generano nuove piantine.

(**) Il tetrachenio è un frutto con ovario pluricarpellare sincarpico pluriloculare in cui ogni loggia si disarticola per dare achenio monospermio; nel complesso forma lo schizocarpo. Il singolo achenio prende il nome di mericarpo (classificazione non considerata valida da tutti);

  • diachenio (Umbrelliferae e Rubiaceae);
  • tetrachenio (Labiatae e Boriginaceae);
  • poliachenio (Malvaceae e Ranunculaceae).

Mitologia

Gli antichi egizi la consideravano sacra a Thot, il dio della conoscenza, ed il suo uso era riservato ai sacerdoti e agli iniziati.

Menta o Myntha, era una ninfa degli inferi nella mitologia greca.

Minta era una bellissima ninfa partorita nel fiume infernale Cocito, ricordato come suo padre, affluente dell’Acheronte e viveva nel regno infernale comandato da Ade, di cui era la concubina.

Secondo Ovidio, Ade tentò di approfittarsi della ninfa Menta. Persefone, gelosa del marito, si dispiacque dell’unione e si infuriò quando Menta proferì contro di lei minacce spaventose e sottilmente allusive alle proprie arti erotiche molto sviluppate. Persefone, sdegnata, la fece a pezzi: Ade le consentì di trasformarsi in erba profumata, la menta, ma Demetra la condannò alla sterilità, impedendole di produrre frutti.

Ade aveva un tempio ai piedi del monte Mente in Elide.

Un’altra versione del mito, citata anche da Ovidio nelle sue Metamorfosi, suggerisce che fu Persefone stessa a trasformare Minta in pianta, scegliendo una forma insignificante che non destasse attenzione né potesse essere paragonata ad altre piante per bellezza o utilità.

Un’altra versione ancora racconta che Zeus (o Zeus Katactonio, cioè Ade stesso), innamoratosi di Minta, ebbe da lei un rifiuto in seguito ad una proposta. Sdegnato del comportamento, la tramutò in una pianta fredda così come la bella ninfa era stata con lui.

Spagiria - Erboristeria alchemica – Menta – pianta della lucidità

Il dott. Angelo Angelini la indica come pianta stimolante del sistema nervoso simpatico (http://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_nervoso_simpatico) e quindi è utile nell’affaticamento generale, specie se caratterizzato da palpitazioni e vertigini, ed in caso di impotenza, svolgendo un’azione leggermente afrodisiaca. E’ un moderato analgesico di buon impiego negli spasmi gastrici, nelle coliche, nelle diarree, nelle intossicazioni gastrointestinali ed indicato anche come vermifugo. Sconsiglio l’utilizzo nelle ore serali proprio per la sua capacità di sviluppare la lucidità mentale e di non favorire un sonno tranquillo.

La Menta, con una lettura psicosomatica, può aiutare le persone che non riescono ad entrare nei panni degli altri per il timore di perdere la propria identità. Può essere usata anche da quelle persone che non si rendono conto di invadere gli ambiti altrui inopportunamente (è una pianta invasiva).

Secondo le antiche tradizioni di erboristeria alchemica la Menta ha due segnature funzionali: Mercurio e Giove.

Mercurio è la funzione inerente ad ogni ambito di relazione, comunicazione e scambio, sia nelle dinamiche inerenti al rapporto con l’esterno che a quelle relative al mondo interiore della persona e quindi con le complesse dinamiche della psiche. Nel fisico ha a che fare con la respirazione, con la digestione, con il pancreas e, come aspetti più generali, con il sistema linfatico, i nervi, la pelle e il sistema immunitario.

Giove è la funzione inerente ad ogni ambito è l’espansione, l’equilibrio e il coraggio nel vivere attivamente e consapevolmente le potenzialità di cui si è dotati sia nei ruoli sociali in cui si è inseriti che nel rapporto con se stessi, nella capacità di governare e mettere a frutto le possibilità che la vita ci pone dinnanzi operando con fiducia, imparzialità e nel pieno rispetto della Legge. Nel corpo fisico ha a che fare con gli organi sessuali maschili, il fegato e il sistema nervoso autonomo. Nel sistema endocrino è rappresentato dall’ipofisi e dall’ipotalamo.

La funzione discriminativa tra l’utile e l’inutile, tra le sostanze nutritive e le score da eliminare, viene esercitata nel nostro corpo dall’intestino che, astrologicamente, spetta alla Vergine. L’intestino è il cervello della nutrizione, la Menta, attraverso il sistema nervoso autonomo, stimolando il suo Mercurio, ne corrobora le funzioni. Una tale razionalizzazione delle attività intestinali, di quelle assimilative come di quelle escretive, si riflette positivamente sia sul sistema immunitario che sui processi metabolici.

MENTA – Mentha spp. L.

Lemery, nel XVIII° secolo, sosteneva: Le mente contengono molto ‘oglio esalato, e sale volatile, poco flemma, e terra. Sono buone per fortificare lo stomaco, ajutare la digestione, scacciar i venti, guarir la colica, attenuare, e risolvere gl’umori; e per resistere al cancero.

Menta piperita

 

Nell’aromaterapia la menta più utilizzata è la Menta piperita perché molto ricca di olio essenziale.

Anche in questo caso indico un idrolato, in particolare quello di Menta piperita biologico.

L’Aromoteca della Herboris Orientis Dacor ha nel suo catalogo l’idrolato o acqua profumata che contiene tutto il messaggio della pianta senza rischi alcuni, con l’ulteriore vantaggio di avere un costo molto contenuto. http://www.herborientis.com/home.html

Codice GAA14 – 200 ml di idrolato proveniente dall’Italia costa € 12,60 al pubblico e può essere ordinato direttamente in farmacia.

 

Peso ideale con l’alimentazione su misura per vivere sani e più a lungo!.

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Il 22 luglio di ogni anno viene ricordata una donna che era chiamata La peccatrice; il suo nome in ebraico è Migdal, ovvero “Torre”.

Maria di Magdala è festeggiata nel rito delle Maddalenanti e l’evento più famoso in Italia è quello di Taggia, in provincia di Imperia.

Si narra che il suo corpo si trovi in Provenza (terra ricca di Lavanda) e che il 9 dicembre 1279 Carlo di Salerno (nipote di San Luigi), che si dilettava di archeologia, scoprì tra fratte e rovi il suo corpo; pochi giorni dopo, un verbale di riconoscimento, stilato alla presenza dei vescovi di Arles e di Aix, attestava: Quando si scoperchia la tomba, un soave sentore di profumi si diffonde, quasi si fosse aperto un intero magazzino di essenze aromatiche…. 

Una leggenda cristiana, contenuta nel codice Laurenziano-Gaddiano, narra che santa Marta, giunta in Provenza con la Maddalena e gli altri apostoli, aveva liberato il paese dalla Tarasque, un mostro che uccideva i passanti sulle rive del Rodano divorandoli: probabilmente i primi evangelizzatori, che per omonimia furono poi confusi con Marta, Maria di Màgdala e compagni, avevano trasformato la Grande Madre del luogo nel feroce drago per distogliere la popolazione dal culto idolatrico. Ma si sa che la fede popolare, nei periodi di trapasso da una religione all’altra, non rinuncia facilmente alle sue tradizioni e le trasferisce su un santo che le è familiare. Sicché le funzioni della Grande Madre vennero attribuite a Maddalena, forse in ricordo della sua esuberanza sessuale prima della conversione.

Il genere Lavandula comprende circa 25-30 specie di piante appartenenti alla famiglia delle Labiate (Lamiaceae), tra cui la lavanda. La pianta è originaria delle regioni Mediterranee. Le specie del genere Lavandula sono diffuse nei luoghi rupestri del bacino del Mar Mediterraneo. 

Lavandula vera: chiamata «lavanda vera» o «lavanda fine». Fu Carl Von Linné a classificarla come Lavandula Officinalis, nel 1753. Il nome officinalis deriva dal fatto che la pianta possiede un blando potere curativo dell’insonnia (Lavandula officinalis). La lavanda vera forma dei piccoli ciuffi. I suoi steli di fioritura sono corti e privi di altre ramificazioni, i quali presentano una spiga di fiori molto variabile sia per quello che concerne la forma sia per i colori, condizione indispensabile per l’utilizzo del termine «lavanda angustifoglia di popolazione». La lavanda fine sopporta bene il clima freddo e i suoi terreni prediletti sono situati a partire da 50 metri d’altitudine per raggiungere i 1400 e oltre.

Lavandula spica: è la lavanda spigo (chiamata anche « lavanda maschio» o «grande lavanda». L’altro suo nome botanico è Lavandula latifolia, che vuol dire «a foglie larghe». Le sue foglie sono larghe e vellutate. I suoi steli di fioritura sono lunghi e possono presentare più spighe di fiori. La lavanda spigo ama molto il clima caldo e i terreni calcarei secchi. Il suo habitat si situa a partire da 600 metri d’altitudine. La sua coltura non è più praticata in Francia.

Lavandula stoechas: è la lavanda marittima. Si sviluppa in terreno non calcareo (preferisce la presenza di silicio) e la sua fioritura è precoce. Gli orticoltori la utilizzano per creare degli ibridi come la «lavanda farfalla» per la decorazione dei giardini. Di nessun interesse per la profumeria, a differenza delle precedenti specie.

Lavandula hybrida: All’epoca nella quale i falciatori andavano a cogliere le lavande selvagge si cominciarono a notare delle piante più sviluppate delle altre che chiamavano «lavanda grossa» o «lavanda bastarda»: si trattava delle lavandine, nate dall’ibridazione spontanea fra la lavanda vera e la lavanda spigo. Tale incrocio è dovuto agli insetti impollinatori, fra i quali le api. Essendo un ibrido, la lavandina è sterile. La sua riproduzione è realizzata tramite il metodo della talea. La tecnica della talea si è imposta a partire dagli anni 1925-1930, permettendo uno sviluppo rapido della coltura della lavandina. Esistono numerose varietà di lavandina, le più diffuse sono: la Grosso, la Abrial o la Super.

SPAGIRIA – Erboristeria alchemica – Lavandula – pianta della sensibilità

Dal latino Lavandus, rendere pulito, mondare. Secondo le antiche tradizioni di erboristeria alchemica la Lavanda ha due segnature funzionali, Mercurio e Luna. La Lavanda aiuta a “scoprire i giochi”; rende orientati a riflettere su se stessi e aumenta la capacità di espellere le tossine, sopratutto tramite la pelle, che ci derivano dalla frequentazione degli ambienti.

Mercurio è la funzione inerente ad ogni ambito di relazione, comunicazione e scambio, sia nelle dinamiche inerenti al rapporto con l’esterno che a quelle relative al mondo interiore della persona e quindi con le complesse dinamiche della psiche. Nel fisico ha a che fare con la respirazione, con la digestione, con il pancreas e, come aspetti più generali, con il sistema linfatico, i nervi, la pelle e il sistema immunitario.

Luna è la funzione inerente ad ogni ambito di riflessione, accudimento, fecondità. In analogia con la mutevolezza delle sue fasi è da porre in relazione a comportamenti dominati dall’incostanza e dalla suggestionabilità, derivanti da una fragile identità della persona che viva in balia del proprio ambito emotivo. Nel fisico ha a che fare con l’encefalo, il midollo, lo stomaco, il duodeno, le gonadi ed è coinvolta nei processi metabolici e nella funzionalità dell’intestino crasso.

LAVANDA – Lavandula officinalis

La Lavanda, secondo il Donzelli, nel suo Teatro farmaceutico dogmatico e spagirico, così ne parla: Corrobora il capo e tutti i nervi ungendosene la nuca; giova a dolori articolari, scalda lo stomaco, li reni, fegato, polmone e caccia i vermi. Scalda il cerebro, il ventricolo, la milza, l’utero e giova alla soffocazione della vista, come anche all’apoplessia et alla durezza della milza. 

Anche in questo caso indico un idrolato, in particolare quello di Lavandula officinalis biologico.

L’Aromoteca della Herboris Orientis Dacor ha nel suo catalogo l’idrolato o acqua profumata che contiene tutto il messaggio della pianta senza rischi alcuni, con l’ulteriore vantaggio di avere un costo molto contenuto.

Codice GAA12 – 200 ml di idrolato proveniente dall’Italia costa € 12,60 al pubblico e può essere ordinato direttamente in farmacia.

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Gli idrolati sono preparazioni in cui il principio attivo, generalmente volatile o di origine vegetale (ad es., terpeni), viene portato in soluzione mediante distillazione in corrente di vapore, tecnica usata soprattutto per composti che essendo altobollenti potrebbero decomporsi nelle normali condizioni di distillazione.
La distillazione in corrente di vapore interessa la maggior parte delle piante aromatiche: Anice, Cannella, Origano, Garofano, Lavanda, Issopo, Geranio, Menta, Basilico, Rosmarino, Timo, Salvia, Sandalo, Ylang-Ylang, Finocchio, Cipresso, Ginepro, ecc. e si riserva per quegli oli essenziali scarsamente solubili in acqua e i cui costituenti non sono decomposti dal calore.

Generalmente le piante aromatiche si distillano allo stato fresco perché una loro conservazione, protratta anche per poche ore, può innescare dei processi fermentativi capaci di distruggere in parte l’essenza o di alterarne la fragranza del profumo.

Prima della distillazione il materiale vegetale deve essere convenientemente lavorato per ottenere il massimo rendimento nel corso del processo di estrazione. Gli oli essenziali delle piante sono contenuti in tasche o canali secretori e vanno finemente contuse così da facilitare il processo di diffusione dell’olio essenziale e distillate subito dopo, onde evitare le trasformazioni secondarie (innescate da reazioni di ossidazione, ecc.) ed una perdita del prodotto per evaporazione. Al contrario, se l’olio essenziale è contenuto nei peli ghiandolari superficiali, come si verifica nella Lavanda, nella Menta e nella Salvia, le rese più elevate si ottengono distillando la pianta integra.

Si deve tener conto che gli oli essenziali ottenuti per distillazione in corrente di vapore non sono identici alle sostanze aromatiche contenute nell’apparato secretore della pianta, in quanto risultano più o meno modificati a seguito del metodo di estrazione. Si formano così delle nuove molecole – a partire da precursori – per ciclizzazione, polimerizzazione, ossidazione, perossidazione e apertura degli anelli lattonici dei composti originariamente contenuti.

L’apparecchio distillatore deve essere chiuso ermeticamente per non far fuoriuscire i vapori ed è collegato, mediante un raccordo, con un refrigerante raffreddato ad acqua per la condensazione dei vapori. L’acqua, riscaldata, evapora ed attraversa le parti della pianta provocando l’evaporazione dei princìpi attivi volatili; i vapori attraversano il refrigerante, condensano e vengono infine raccolti in un recipiente dove si separano dall’acqua per il differente peso specifico.

Questa tecnica è indicata per ricavare oli essenziali dalle piante.

  1.  le parti della pianta fresca o essiccata sono messe in un contenitore chiuso ermeticamente;
  2. il vapore in pressione è introdotto nella parte inferiore del contenitore e passa attraverso le parti vegetali per vaporizzare gli oli volatili in esse contenute;
  3. la miscela di vapore e olio vaporizzato passa attraverso un condensatore;
  4. gli oli essenziali sono estratti dall’acqua aromatizzata alla superficie del separatore mentre l’idrolato viene raccolto nella parte inferiore.
  5. prendendo l’essenza (precedentemente ottenuta per distillazione di olii volatili in corrente di vapore) e disperdendola in acqua, si ottengono gli idrolati, detti anche “acque aromatiche”. A rigore, in questo caso si ottiene un idrolito. Le essenze sono pochissimo solubili in acqua (circa 1%), sicché occorre adottare procedimenti particolari
  6. prendere un leggero eccesso di essenza e dibatterla in acqua eliminando poi la frazione oleosa indisciolta;
  7. dopo aver disperso l’essenza in una polvere (per esempio, talco), in modo da garantire una maggior superficie di contatto, la si disperde in acqua e successivamente la si filtra;
  8. si realizza la dispersione facendo ricorso a sostanze tensioattive.

Dove trovare gli idrolati da acquistare in farmacia o in erboristeria:

L'Aromoteca - Herborientis Dacor

Il dottor D’Adamo e la dottoressa Whitney affermano che il nostro gruppo sanguigno è la nostra carta d’identità, perciò è in base ad esso che i diversi alimenti e bevande possono reagire in modo differente nel nostro organismo. Sulla base di ciò hanno classificato gli individui in “tipi” in base al gruppo a cui appartengono.

La teoria dell’alimentazione su misura si basa sul principio che la lectina permette a un organismo di attaccarsi ad un altro, così come un germe o un virus possono fare sulle mucose del nostro organismo. Questo è lo stesso comportamento che il nostro sistema immunitario e l’apparato digerente usano per comportarsi nei confronti di ciò che mangiamo, memori delle esperienze dei nostri antenati. Possono così esserci conseguenze diverse come un’ infiammazione delle pareti dell’intestino, il rallentamento metabolico, il gonfiore o la perdita dell’equilibrio ormonale. E’ per questo che persone diverse che seguono la stessa dieta possono, una dimagrire e l’altra ingrassare. Il rapporto alimentazione gruppo sanguigno viene quindi spiegato affermando che le lectine presenti negli alimenti, se incompatibili con il nostro gruppo, provocano l’agglutinazione dei globuli rossi e la distruzione di quelli bianchi con una reazione simile a quella di una reazione allergica.

Secondo la “dieta sangue” le persone possono essere divise in 4 tipi, proprio come lo sono i gruppi sanguigni.
Il tipo O è il più antico, quello tipico dei cacciatori, perciò è ricco di proteine per evitare l’acidificazione dell’apparato digerente. Bisogna comunque bilanciare con frutta e verdura.
Il tipo A è quello dei primi contadini, che devono perciò evitare i latticini e la carne rossa e di maiale per preferire pollo, tacchino, frutta e verdura.
Il tipo B è proprio di un individuo già sviluppato che può con tranquillità adattarsi alle diverse condizioni e quindi si nutre sia di alimenti animali, sia di quelli vegetali.
Il tipo AB è il più raro e moderno e trae le caratteristiche positive dei gruppi A e B.
L’obiettivo dell’opera di D’Adamo e della Whitney è stato perciò quello di sottolineare l’importanza della creazione di un’alimentazione su misura per ognuno di noi, in modo tale da raggiungere il benessere personale soprattutto perché se la dieta viene seguita in modo corretto, si possono aumentare naturalmente le proprie difese immunitarie.

Tabella alimentare GRUPPO 0 - tratto da: A tavola con l'indice glicemico

Tabella alimentare GRUPPO A - tratto da: A tavola con l'indice glicemico

Tabella alimentare GRUPPO AB - tratto da: A tavola con l'indice glicemico

Tabella alimentare GRUPPO B - tratto da: A tavola con l'indice glicemico

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Sul giorno di San Giovanni Battista se ne sono scritte e dette molte, anzi moltissime.  

Le antiche tradizioni pagane festeggiano questo giorno come il giorno della raccolta di piante ed erbe, per la potenzialità dovuta all’inizio della stagione estiva, dove il fuoco ardente della passione vitale esplode.

Ma io oggi, non ritornerò su questo argomento, autorevoli studiosi già ne parlano approfonditamente.

Voglio solo cogliere una Stella vegetale con e per voi: Illicium verum si chiama questa meravigliosa compagna di navigazioni tenere nella memoria della nostra infanzia.

Nei paesi nordici è molto utilizzata nei periodi natalizi, ma io parlerò di lei per ciò che può essere in questo periodo, anzi proprio oggi, 24 giugno 2011.

FILASTROCCA DELLE STELLE

Stelle che guardano me che le guardo
Occhi che brillano e sono un miliardo
Stelle che guidano ovunque io vada
Mamme che incontro sulla mia strada
Stelle palline di zucchero a velo
Fiori spuntati nei prati del cielo
Stelle bambine che fanno collane
Dolci fatine di marzapane
Stelle di prima, stelle di poi:
Illuminatemi voi.                                                        Sabrina Giarratana – tratto dal libro Amica Terra – ed Fatatrac – 2008

L’ANICE STELLATO – Illicium verum Hook. f.

 

L’anice stellato nome scientifico Illicium verum appartiene alla famiglia delle Illiciaceae. E’ un arbusto alto 4-5 metri con corteccia bianca e foglie persistenti, lucide che ricordano quelle della magnolia. I fiori sono grandi e molto caratteristici di grande valore decorativo. La loro caratteristica è che ciascun ovario ha otto carpelli che insieme vanno a formare il frutto a forma di stella (da qui il nome di “Anice stellato”) a otto punte che a maturità di apre lasciando fuoriuscire il seme.  Il suo habitat è il sud della Cina e il Vietnam del nord e fu introdotto in Europa verso la fine del 1600. Proprietà: aumenta l’appetito e facilita la digestione. L’involucro dei frutti contiene anetolo che le conferisce il caratteristico aroma. Parti utilizzate: i frutti (chiamati impropriamente semi) che vengono raccolti ancora verdi e fatti essiccare al sole diventando di colore bruno-rossastro. Nella cucina orientale è molto utilizzato come aroma per insaporire soprattutto i piatti a base di carne. Nella cucina occidentale viene per lo più utilizzato come aroma per i dolci e per la produzione di liquori (l’Anisetta). Rientra come ingrediente nelle famose “Cinque Spezie cinesi” (anice, semi di finocchio, chiodi di garofano, cannella e pepe) molto piccante e di gusto deciso. I semi di Anice stellato sono distillati a vapore per estrarre gli oli essenziali dall’aroma caratteristico. I semi e l’essenza sono utilizzati in cucina per aromatizzare i cibi. Curiosità: deve il suo nome alla forma di stella che caratterizza il frutto le cui otto branche a maturità si aprono liberando ciascuna un seme. L’anice stellato è anche chiamato “Anice di Siberia” in quanto fu introdotto in Europa attraverso la Russia verso il 1694. Altri nomi comuni sono “Anice stellato cinese” e “Badiana”. Avvertenze: l’essenza di Anice stellato a forti dosi può essere tossica soprattutto se non è stata conservata in maniera adeguata vale a dire in recipienti ermeticamente chiusi e al buio. Esiste un altro tipo di anice, l’Anice stellato bastardo o “Anice giapponese” o “Shikimi” il cui nome scientifico è Illicium religiosum Sieb (famiglia Magnoliaceae) che è una pianta tossica, originaria del Giappone.

Illicium verum secondo la Spagiria vegetale

L’Anice stellato ha secondo la Spagiria, antica scienza che si basa sugli studi alchemici, l’influenza di due pianeti che ne determinano le sue proprietà: Giove e Venere.

Giove rappresenta la Giustizia e la sua funzione inerente ad ogni ambito è l’espansione, l’equilibrio e il coraggio nel vivere attivamente e consapevolmente le potenzialità di cui si è dotati sia nei ruoli sociali in cui si è inseriti che nel rapporto con se stessi, nella capacità di governare e mettere a frutto le possibilità che la vita ci pone dinnanzi operando con fiducia, imparzialità e nel pieno rispetto della Legge. Nel corpo fisico ha a che fare con gli organi sessuali maschili, il fegato e il sistema nervoso autonomo. Nel sistema endocrino è rappresentato dall’ipofisi e dall’ipotalamo.

Venere rappresenta l’armonia e la sua funzione inerente ad ogni ambito è l’attrazione, l’equilibrio armonico e la grazia. Simboleggia il matrimonio fecondo tra intelligenza e materia, la capacità di tenere uniti aspetti diversi nel pieno rispetto di ogni componente l’unità. Nel corpo fisico ha a che fare con la gola, la laringe, la faringe, il collo; con i reni, l’equilibrio idrosalino ed, infine, con il seno. Nel sistema endocrino è rappresentata dalle ghiandole surrenali.

Praticamente, l’asse Ipofisi –> Surrenali trova equilibrio grazie a questa meravigliosa pianta.

Una tisana di anice stellato è il miglior modo per “digerire” le situazioni della vita, se si hanno disturbi gastrici di origine epatica e metabolica. Può donare giovialità a coloro che si rodono il fegato rendendo a se stessi difficile metabolizzare le impressioni e le situazioni, le parole lette o udite, le offese, gli elogi, ecc.

Se si vuole utilizzare l’olio essenziale o la quintessenza spagirica di Anice stellato è bene rivolgersi ad esperti sia per il dosaggio che per la durata dell’uso.

La lampada di aromaterapia è il metodo più semplice per godere al massimo senza rischi del profumo dell’Anice, ma è fondamentale scegliere un’ottimo olio essenziale.

L’Aromoteca della Herboris Orientis Dacor ha nel suo catalogo l’olio essenziale di Anice stellato. 

Codice C419B – 10 ml di idrolato proveniente dal Vietnam costa € 9,10 al pubblico e può essere ordinato direttamente in farmacia.

 

 

 

 

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Nel giorno del solstizio estivo 2011, dedico al Tiglio alcune righe per ringraziarlo del suo profumo che inebria il cuore con tanto amore. 

Nei viali di molte città padane il tiglio spande nel mese di giugno, con i suoi fiori, un profumo intenso e dolciastro. Come l’olmo, il tiglio è una pianta imponente, dalla chioma globosa più o meno allungata, che può arrivare fino a mille anni di età, sicché ha evocato anche il simbolo della longevità. Un tempo alla sua ombra gli anziani del villaggio si riunivano in consiglio.

Pianta originaria dell’Europa e del Caucaso. Albero alto fino a 30 metri con chioma arrotondata. Ha la corteccia liscia, rami divaricati e foglie cuoriformi di color verde lucente. I fiori bianco-giallastri sono raccolti in fiorescenza ed emanano un profumo molto intenso.  I frutti sono piccoli acheni ovoidali che quando si staccano utilizzano la brattea alata per essere trasportati dal vento.  Il legno di Tiglio selvatico è tenero, uniforme e di facile lavorazione. Viene utilizzato per sculture. I fiori sono ricchi di oli essenziali e vengono utilizzati per preparare infusi calmanti.

TIGLIO – Tilia Europea 

Il Tiglio è molto efficace per fare abbassare la temperatura e la febbre sopratutto nei bambini piccoli. Inoltre è calmante e spalmolitico.

L’olio essenziale è  abbastanza raro e il rischio di incappare in oli adulterati o sintetici è alto. Le tisane di tiglio sono molto diffuse, consiglio di utilizzare quelle BIO o ECO e dolcificare con miele di tiglio.

L’Aromoteca della Herboris Orientis Dacor ha nel suo catalogo l’idrolato o acqua profumata che contiene tutto il messaggio della pianta senza rischi alcuni, con l’ulteriore vantaggio di avere un costo molto contenuto.

Codice GRA4 – 200 ml di idrolato proveniente dall’Italia costa € 11,20 al pubblico e può essere ordinato direttamente in farmacia.

 

 

 

 

I Greci crearono il mito di Filira perché questa pianta ha sempre evocato con il suo aspetto e profumo la femminilità, tant’è vero che i Greci la consideravano sacra ad Afrodite.

Nella leggenda di Filemone e Bauci, il marito si trasforma in quercia, tipico albero maschile, mentre la moglie diventa un dolce tiglio.

LINK:

http://it.wikipedia.org/wiki/Filira

http://it.wikipedia.org/wiki/Filemone_e_Bauci

https://ivanabaffiesilachios.wordpress.com/2010/05/26/il-solstizio-d%E2%80%99estate-%E2%80%93-la-quercia-la-regina-dell%E2%80%99estate/

Ivana Baffi a 40 anni cambia vita: abbandona il posto fisso per seguire il richiamo della natura. Inizia un percorso di studio ininterrotto che la porta a fondare Esilachios e a entrare nel mondo della Formazione Olistica.

Articolo completo http://www.e-scuole.it/joomla/index.php/docenti/48-ivana-baffi-naturopata-e-operatrice-di-tecniche-bionaturali.html

 

Come non dedicare un po’ di tempo oggi, giorno di Eclisse Lunare, alla Luna, la rappresentazione celeste di Madre Natura.

Nella tradizione antica si cantava un inno magico che riporto fedelmente.

Vieni a me, cara padrona, Selene trifronte

e ascolta graziosamente il mio sacro canto magico:

ornamento della notte, nuova, portatrice di luce ai mortali, nata di buon mattino,

seduta su tori dallo sguardo selvaggio, regina…

sii benigna con me che ti invoco e ascoltami graziosamente, tu che l’ampio cosmo governi di notte,

che temono i demoni e di cui tremano gli immortali,

dea esaltatrice di uomini, dai molti nomi, nata bella,

dagli occhi di toro, dotata di corna, generatrice di dei e uomini,

e Physis, madre universale: giacchè tu erri nell’Olimpo

e vaghi attorno l’ampio e infinito abisso,

principio e fine sei tu e su tutti i regni tu sola:

da te è tutto e in te, o Eterna, finisce tutto,

un perpetuo diadema porti intorno alle tempie,

i vincoli infrangibili e insolubili del grande Kronos

e uno scettro d’oro reggi nelle tue mani.

Le lettere al tuo scettro le ha incise Kronos stesso,

dandotelo a portare affinché tutto rimanga per sempre:

“Domatrice, Domatrice dell’impeto, Domatrice di uomini, Domatrice della Dominazione”

tratto da Lunario – di Alfredo Cattabiani – edito da Arnoldo Mondadori – 1994

VIDEO DELL’ECLISSI LUNARE http://www.youtube.com/watch?v=UgUieQsR4YI

 

 

 

 

 

Di seguito trovate l’elenco degli articoli pubblicati sulla pagina Esilachios di Facebook nel mese di maggio 2011.

Per poter leggere tutti gli articoli sottostanti basta andare a questo link http://www.facebook.com/pages/Esilachios-lo-stupore-infinito-della-naturopatia/85407608644?sk=wall&filter=1 e cliccare su Mi piace. Buona lettura e…. al prossimo riassunto delle puntate precedenti!

 

  1. Adolescienza : Manuale per genitori e figli sull’orlo di una crisi di nervi. Cirillo Loredana, Pietropolli Charmet Gustavo. Hai un figlio adolescente e non sai più come prenderlo? Una delle voci più autorevoli nel campo dell’educazione affronta – in 65 punti – i temi scottanti legati all’adolescenza e risponde ai dubbi dei genitori sull’orlo di una crisi di nervi. 05 maggio alle ore 9.26
  2. Quando si pensa ad Asti e alla sua provincia, la mente corre subito ai frutteti e vigneti di questa meta del turismo enogastronomico. Sui terreni dell’abbazia medievale di Vezzolano (At)…… Almanacco della Scienza CNR. 08 maggio alle ore 21.59
  3. MERCURIO, VENERE, MARTE, GIOVE E SATURNO, che riunione condominiale nel Cielo!! Dal 15 al 18 maggio alzate gli occhi e li vedrete tutti in fila. La prossima volta sarà nel 2040, voi ci sarete? Io probabilmente no. 10 maggio alle ore 21.37
  4. 3 luglio 2011 – Massaggio bipolare per bambini – Stezzano (bg) Che cosa è l’energia vitale? È una forma di energia elettromagnetica noi utilizzeremo la nuova energia Katonica che verrà attivata all’inizio del corso. 19 maggio alle ore 13.36
  5. Un botanico ha scoperto un fiore a più di 4.505 metri di altitudine in Svizzera, nel cantone del Valais (sud). Lo ha annunciato l’università di Basilea sottolineando che si tratta di un record europeo……… Scoperto il fiore più alto d’Europa, a 4,505 metri in Svizzera E’ un record per il Vecchio continente. Si tratta di una Sassifraga oppositifolia, è verde con petali rosa 24 maggio alle ore 22.06
  6. Un italiano su dieci circa soffre di obesità, uno su quattro è in sovrappeso e la situazione non è certo migliore negli Stati Uniti, dove ben il 25% degli americani risulta ‘oversize’ e, cosa ancor più preoccupante, è obeso un paziente su quattro che inizia la dialisi. Ridurre il rischio di insufficienza renale allo stadio terminale nei pazienti obesi è possibile grazie alla somministrazione di un Ace-inibitore. A dirlo uno studio dell’Ibim-Cnr di Reggio Calabria e dell’Istituto Mario Negri di Bergamo, pubblicato sul Journal of American Society of Nephrology 25 maggio alle ore 13.14
  7. Importantissima scoperta scientifica, e questa volta, finalmente ITALIANA. Due ricercatori dell’Istituto dei sistemi complessi del Cnr di Firenze e dell’Università dell’Insubria (Como) hanno dimostrato teoricamente che è possibile creare dei percorsi “a senso unico” per la luce e il suono, esplorando le nuove frontiere della fisica non lineare. 25 maggio alle ore 13.16
  8. L’Italia partecipa attivamente agli studi sugli effetti del cambiamento climatico sui ghiacciai nell’ambito del progetto ‘SHARE’, finanziato dal Ministero della Ricerca tramite il Comitato ‘EvK2Cnr’. La Pontificia accademia delle scienze commissiona uno studio su clima e scioglimento dei ghiacciai ai maggiori esperti internazionali. Tra gli invitati per la parte italiana, il Nobel Carlo Rubbia e Sandro Fuzzi dell’Isac-Cnr. Il report, appena pubblicato, contiene analisi e raccomandazioni. 25 maggio alle ore 13.18
  9. Secondo il rigoroso metodo scientifico del dottor Peter J. D’Adamo, è possibile individuare gli alimenti che il nostro organismo tollera meglio, quelli che ci regalano benessere. 25 maggio alle ore 17.10
  10. Bell’articolo su alcuni aspetti di Facebook. Formare un gruppo, sondare interessi comuni, entrare in contatto con professionalità di alto livello attraverso una serie di cerchi concentrici, che si allargano man mano fino a raggiungere sponde… 25 maggio alle ore 17.48
  11. Il destino dei bambini è nelle mani dei loro genitori. L’avvenire di un bambino, dipende interamente dalla sua educazione. Arrendersi all’idea di non aver talento è viltà. …… segue sulla LA FAVOLA VAGANTE Educhiamo i bambini con: l’arteterapia, la musica, la fiaba, il gioco, la fantasia. Gruppo/Progetto consigliato ai musicisti, alle mamme e ai papà, agli insegnanti di scuole infantili, elementari e… 25 maggio alle ore 22.44
  12. Genuino fa rima con sanità, salute e serenità. No, non voglio far rivoltare nella tomba Giosuè Carducci e Ugo Foscolo e stravolgere quanto fino ad oggi si è detto e scritto……. Genuino fa rima con sanità, salute e serenità. 27 maggio alle ore 18.26
  13. Un po’ di sana attenzione a ciò che è tremendamente di moda, ma che NON fa bene in generale, io l’avrei. Farsi consigliare da esperti è meglio in questo caso, visto cosa stanno già combinando con la pubblicità INGANNEVOLE. Anche chi soffre di intolleranze o allergie ai derivati del latte potrà godere degli effetti benefici dei fermenti lattici vivi sull’intestino grazie ai vegetali arricchiti con batteri lattici probiotici, frutto del trasferimento tecnologico tra l’Istituto di scienze delle produzioni alimentari del 27 maggio alle ore 19.32
  14. Della fiaba di Cenerentola esistono circa 300 versioni diverse, alcune antichissime, provenienti dalla Cina e dall’Egitto. Tutte raccontano la storia di una fanciulla bistrattata, umiliata, frustrata nei suoi desideri e ostacolata nei suoi intenti, ma che, nonostante ciò, riesce a realizzare un sogno impossibile grazie a degli interventi “magici”. Nella favola di Cenerentola si celano preziosi segreti utilissimi per la crescita dell’autostima e del mondo interiore dei nostri bambini: come utilizzarla 30 maggio alle ore 9.44
  15. EMICRANIA: tra circa un mese arriverà in Italia un nuovo farmaco. CONTROINDICAZIONI: Gli effetti indesiderati riportati più frequentemente sono: rinite, nausea e vomito, alterazione del gusto, reazioni locali dose-dipendenti come naso chiuso e gocciolante, diarrea, faringite e vampate di calore. Sono stati riportati, in alcuni casi, parestesie delle dita delle mani e dei piedi e dolore precordiale. Zolmitriptan – Wikipedia, the free encyclopedia Zolmitriptan is a selective serotonin receptor agonist of the 1B and 1D subtypes. It is a triptan, used in the acute treatment of migraine attacks with or without aura and cluster headaches. 31 maggio alle ore 7.08
  16. Questo lo spirito con cui nasce Eco Cube, un sistema modulare di arredo in cartone rivolto alla scuola dell’infanzia ideato dalle designer Arianna Filippini, Federica Ravera e Elena Baronio. Il plotter multifunzione Zund G3, un cui esemplare è operativo presso il Politecnico di Milano nell’ambito di un progetto di ricerca incentrato sull’uso del cartone nel mondo del design. Il rispetto per l’ambiente si impara a scuola 31 maggio alle ore 7.13

 

link per visionare le fotografie: http://www.facebook.com/media/set/?set=a.10150211620053645.318872.85407608644

Addentrandomi nelle aiuole dell’Orto Botanico di Padova ho pensato a questa poesia di Sibilla Aleramo

SI’ ALLA TERRA 

Tanto splende nella luce di certi mattini

con le sue rose e con i suoi cipressi

la Terra o col suo grano e i suoi ulivi,

tanto di repente splende all’anima

e la isola e di ogni cosa la smemora

s’anche un attimo prima l’anima

dolorava a sangue o amara meditava, tanto splende nella luce di certi mattini

la Terra e in suo silenzio si palesa

meravigliosa zolla rotolante dai cieli,

e bella in sua tragica solitudine tanto ride,

che l’anima, pur non interrogata,

“Sì”, risponde, “Sì” alla Terra,

alla indifferente Terra “Sì”,

s’anche dovessero fra un attimo i cieli oscurarsi e le rose e i cipressi,

o più grave farsi la fatica del vivere

e più eroico ancora il respiro,

“Sì” soggiogata risponde l’anima alla Terra,

tanto splende nella luce di certi mattini,

bella sovra ogni cosa e speranza umana.

tratto da “I quattro elementi nella poesia italiana contemporanea” – autore Francesco Sapori – edito da Vallecchi – stampato nel Febbraio del 1940 dagli Stabilimenti Grafici Vallecchi di Firenze.

ERBE SELVATICHE IN CUCINA

Seminario pratico l’11 giugno 2011 dalle 14,30 alle 18,30

c/o OLYMPUS COOP – IMPIANTI SPORTIVI COMUNALI – STEZZANO (bg) – Viale Isonzo 1

mappa per arrivare: http://maps.google.it/maps?hl=it&nord=1&q=Viale+Isonzo+1+Stezzano&bav=on.2,or.r_gc.r_pw.&biw=1280&bih=869&ion=1&um=1&ie=UTF-8&sa=N&tab=wl

Programma:

  • Introduzione: storia dell’utilizzo delle erbe in cucina;
  • La mappa dei sapori con il Senso del Gusto;
  • Dai recettori passando per il talamo, fino alla corteccia gustativa;
  • Regole per la raccolta;
  • Descrizione delle piante scelte per l’utilizzo delle erbe selvatiche;
  • Ricette per creare in cucina con la natura;
  • Assaggi di cibi già cucinati con le erbe selvatiche.

Iscrizioni presso Olympus – Stezzano: tel. 392 – 58.55.701

Info: info@esilachios.info

Costo: € 40,00

Termine iscrizioni: 8 giugno 2011

Docenti: Ivana Baffi e Maria Teresa Brignoli

Ad ogni partecipante verrà rilasciato un attestato di partecipazione e una dispensa sulle erbe selvatiche trattate.

AFFRETTATEVI PER L’ISCRIZIONE!!

Vi aspettiamo numerosi e fate passa parola. Grazie!

 

Sapere e Conoscenza

Sapere e Conoscenza

Sapere e Conoscenza

Per comprendere in pienezza la Spagiria e l’Alchimia è necessario capire due concetti fondamentali, non così chiari in questi tempi odierni: cosa siano Sapere e Conoscenza.

La confusione nasce da l’utilizzo improprio e indifferente, che genera errori, dei due verbi derivati: così vale per l’espressione “conoscere una persona”. Analizzando la “conoscenza” della persona, posso dire, forse, che più che “avere conoscenza”, “so della sua esistenza e dei suoi vari modi per esprimerlo”, cioè posso descriverli, ma difficilmente capirli.

Come sia strano utilizzare l’espressione “so accendere un fuoco”, intuendo in questo un atto meccanico e meccanicista, che nulla a che fare con l’accensione di un fuoco. Al lato pratico,  sappiamo come non sia indifferente chi accenda o meno il fuoco, perchè a pari condizioni (naturalmente rese “complesse”) di partenza il risultato cambia a seconda degli operatori.

Il Sapere è un utilizzare la mente come una biblioteca, si direbbe oggi, interattiva, che basandosi su informazioni accumulate intende spiegare le relazioni palesi che esistono tra eventi concatenati e coerenti. Nulla dice, però, delle relazioni tra eventi non coerenti, al punto da misconoscerli. Il Sapere è una forma di interazione con la realtà, ma dall’”esterno”. Se si legge un libro e si sà di che argomento si stia parlando, ma l’esperienza con quelle realtà narrate non è conosciuta, a meno che non avvenga dopo la personale esperienza.

La Conoscenza è un Con-essere, un essere con. E’ la perfetta integrazione tra osservatore e osservato, in quanto l’osservatore non giudica ciò che sta vedendo dall’esterno ovvero il “riflesso” dell’azione, ma vive integrato con esso.

Anche il nostro linguaggio moderno è un linguaggio che permette di “sapere” ma non conoscere.

Infatti si dice “conoscere” una lingua, ma in realtà sta a significare che si è capaci a mettere in giusto ordine le parole che ci permettono di capire e farci capire, ma non potremo mai conoscere una lingua, le sue sfumature emozionali e comportamentali di quel popolo che usa quella lingua, fino a che non ci immergeremo nel catino geomagnetico del luogo ove questa parola viene ad essere parlata.

Prova ne sia che talune persone, che non parlano altra lingua se non la loro, riescano a comunicare a persone, che si esprimono in una lingua diversa, concetti complessi e sensazioni, mentre altre persone che parlano “correttamente” una lingua straniera non riescono, nonostante anni di comunicazione, a esprimere che concetti reali e materiali, e difficilmente quelli “sottili”.

Le traduzioni da una ad un’altra lingua sono spesso impossibili in termine di “conoscenza” ovvero del significato profondo, specie se “letterali”.

La parola fa vibrare sensazioni di un certo tipo solo per chi ci è vissuto con quel binomio sensazione-parola legato ad un posto, a uno spazio-tempo ben determinato.

Ma dunque non vi è alcun Neter che possa unire le due sponde, Sapere e Conoscenza?

E’chiaro che manca un elemento unificante che è fondamentale per connettere, pur riconoscendone la diversità, Sapere e Conoscenza. Questo elemento è l’Intuizione.

L’Intuizione è quello “sgorgare” spontaneo di una connessione tra eventi non coerenti che obbediscono però a una medesima legge, una legge archetipale.

Sorgente direttamente proveniente dal Cuore; si badi bene ad intendere Intuizione non come istintività animale di natura, definibile, medianica delle conseguenze di un possibile accadimento, quindi un riflesso passivo e perciò lunare, nebbioso, suscitante emozioni e pensieri, ma come Luce chiarificatrice. Luce che toglie il velo dell’Ignoranza profonda dagli enti visibili e invisibili, perchè noi non siamo capaci di coglierli direttamente.

Ma anche l’Intuizione, se non viene “fissata”, è limitata ad un guizzo di luce nelle tenebre.

Essa deve essere fissata dalla Conoscenza, evento sperimentale che avviene con tutto il Corpo, quell’Essere-con che permette di “integrare” se stessi con il fenomeno con sensazioni, emozioni e pensieri.

Dopo con la Conoscenza potrò fare determinate operazioni in una determinata maniera, che a forza di essere ripetuta fornirà nuovi spunti di Conoscenza e migliorerà il modo di compierlo.

Ma non automaticamente avverrà che, chi conosce abbia la capacità di spiegare a parole ad un altro come effettuare una determinata operazione.

Per farlo dovrò aver “selezionato” determinati concetti che attraverso le parole permetterà ad una terza persona di sapere come fare, ma non conoscere il procedimento per realizzarlo.

In pratica il Sapere è l’elenco delle operazioni che avvengono secondo una serie di leggi che tramite la Conoscenza possono essere realizzate e migliorate nella loro sequenza operativa.

L’Intuizione funge da “messaggero” tra Conoscenza e Sapere e viceversa.

Possiamo dire che il Sapere è Principio di forma, la Conoscenza Principio di personalizzazione e l’Intuizione è Principio del divenire. Le tre realtà necessarie per effettuare il processo esperienziale di ciascun individuo. Osiamo dire che rappresentino, in un certo senso, rispettivamente: Sal, Mercur e Solfo, ovvero, i tre Elementi filosofici della tradizione antica.

Quando poi giungiamo sul piano della Memoria, virtù necessaria per utilizzare ciò che si conosce, che si sà e che si intuisce troviamo: il rimembrare, il ricordare e il “rimettere”.

Il primo ha che fare con Conoscenza, in quanto il “riportare alle membra” è un evento che ha che fare con l’”essere con”; il secondo che vuole significare “riportare dal Cuore” (nel senso non anatomico) ed ha che fare con Intuizione, che vuole dire “Zeus (Dio) è in me”. In ultimo troviamo il rimettere, cioè “ricollocare” nel senso di trasmettere  e di fissare un’esperienza.

Capite bene che nel “rimettere” è necessario conoscere e sapere con che parole dirlo e intuire come farlo per rendere il tutto adatto a chi ascolta e vuole sapere, per poi conoscere.

Il Saggio non è solo colui che sa, ma che conosce la maniera di fare una determinata cosa, o non farla affatto. Saggio richiama il latino “sapientia agere”, agire con Sapienza, che è diverso da Sapere!

Il Saggio anche quando non conosce, intuisce e adatta se stesso all’evento per poi adattare l’evento a se stesso!

La Spagiria funziona così, attraverso l’insegnamenti della Natura, ovvero nel “tentare di rifare”, quasi come la Natura, determinate operazioni arriveremo a Conoscere la Natura, intuendo le innumerevoli manifestazioni e percorsi, Intuire i significati e Sapere (dedurre) le Leggi che le regolano.

Attraverso tutto questo Intuire, Conoscere e Sapere si giungerà a “rettificare”, “separare”e “animare” le operazioni “esteriori” e “interiori”, ovvero su se stessi. Esattamente alle operazioni spagiriche di estrazione, digestione, distillazione, macerazione e calcinazione, e tutte le altre operazioni necessarie.

Chi dunque creda che vi siano processi esterni slegati da quelli interni e viceversa, potrà verificare quanto siè detto, in qualsiasi strada si addentri.

a cura del Dott. Marco Vittori – naturopata e spagirista

Kemi il nome che fu dato alla

mitica Terra d’Egitto, fonte

di ogni sapere e conoscenza

Etimologicamente Alchimia deriva da Al-Kemi: “Al” articolo arabo e “Kemi”, il nome dato anticamente all’Egitto. Significa quindi “L’Egitto” e, per traslato, la cultura della Valle del Nilo. L’Alchimia comprende la totalità del sapere visto in chiave unitaria, e tocca tutti campi: letteratura, chimica, scienza, architettura, religione, erboristeria, fisica e Astrologia, e tutto secondo una Visione Unitaria.

Mentre oggi si tende alla specializzazione, come chi suona uno strumento solo, l’Alchimia è una sinfonia completa, mentre oggi ognuno tende a parlare il suo linguaggio, l’Alchimia è la lingua universale.

Attraverso l’Alchimia l’Uomo può conoscere la Via per raggiungere se stesso.

L’Alchimia non è solo uno studio iniziatico adatto a pochi eletti, ma è cultura, sistema di vita, che permette di vivere in armonia con se stessi e con gli altri.

Accompagna i piccoli passi che vengono compiuti durante il corso di una giornata, ci rende consci del “mistero” di tutto ciò che ci circonda e, in questo modo, rende più obiettivo il modo di vedere la vita stessa ed i suoi eventi.

L’ampolla magnetica che noi siamo è un coacervo di forze infinite; dentro ognuno di noi esiste in potenza la stessa forza che muove l’Universo.


Fonte: www.kemiassociazione.it

Venere in Bilancia dal 7 agosto 2010 è nel suo domicilio. Il Rovo è la pianta che la rappresenta.

Il 7 agosto Venere, il secondo pianeta del Sistema Solare, entra in Bilancia.

È l’oggetto naturale più luminoso nel cielo notturno, con l’eccezione della Luna, raggiungendo una magnitudine apparente di -4.6. Venere raggiunge la sua massima brillantezza poco prima dell’alba o poco dopo il tramonto, e per questa ragione è spesso chiamata la “Stella del Mattino” o la “Stella della Sera”.

La massa dell’atmosfera di Venere è costituita per il 96,5% da biossido di carbonio, mentre il restante 3,5% è composto soprattutto da azoto.

Circa l’80% della superficie di Venere è formata da lisce pianure vulcaniche.

Il resto è costituito da due altipiani definiti continenti, uno nell’emisfero nord del pianeta e l’altro appena a sud dell’equatore. Il continente più a nord è chiamato Ishtar Terra, da Ishtar, la dea babilonese dell’amore, e ha circa le dimensioni dell’Australia. I Monti Maxwell, il più alto massiccio montuoso su Venere, si trovano su Ishtar Terra. Nel punto più alto i monti raggiungono gli 11 km al di sopra dell’altezza media della superficie del pianeta. Il continente a sud è chiamato Aphrodite Terra, dalla dea Greca dell’amore, e ha circa le dimensioni del Sud America. La maggior parte di questo continente è ricoperta da un intrico di fratture e di faglie.

PIANTA E FIABA

LA FAVOLA DI ROSASPINA Fiaba dei fratelli Grimm

C’era una volta un re e una regina che ogni giorno dicevano: “Ah, se avessimo un bambino!” Ma il bambino non veniva mai. Un giorno, mentre la regina faceva il bagno, ecco che un gambero saltò fuori dall’acqua e le disse: “Il tuo desiderio sarà esaudito: darai alla luce una bambina.” La profezia del gambero si avverò e la regina partorì una bimba così bella che il re non stava più nella pelle dalla gioia e ordinò una gran festa. Non invitò soltanto i suoi parenti, amici e conoscenti, ma anche le fate perché‚ fossero benevole e propizie alla neonata. Nel suo regno ve n’erano tredici, ma siccome egli possedeva soltanto dodici piatti d’oro per il pranzo, dovette rinunciare a invitarne una. Dopo la festa, le fate diedero alla bimba i loro doni meravigliosi: la prima le donò la virtù, la seconda la bellezza, la terza la ricchezza, e così via, tutto ciò che si può desiderare al mondo. Dieci fate avevano già formulato il loro auspicio, quando giunse la tredicesima che voleva vendicarsi perché‚ non era stata invitata. Ella disse ad alta voce: “A quindici anni, la principessa si pungerà con un fuso e cadrà a terra morta.” Allora si fece avanti la dodicesima, che doveva formulare il suo voto; certo non poteva annullare la spietata sentenza, ma poteva attenuarla e disse: “La principessa non morirà ma cadrà in un sonno profondo che durerà cento anni.” Il re, sperando di poter preservare la sua bambina da quella grave disgrazia, ordinò che tutti i fusi del regno fossero bruciati. Frattanto, nella fanciulla si adempirono i voti delle fate: ella era così bella, virtuosa, gentile e intelligente, che non si poteva guardarla senza volerle bene. Ora avvenne che proprio il giorno in cui compì quindici anni, il re e la regina erano fuori ed ella rimase sola nel castello. Giro dappertutto, visitò ogni stanza a piacer suo e giunse infine a una vecchia torre. Salì una stretta scaletta che la condusse fino a una porticina. Nella serratura c’era una chiave arrugginita e quand’ella la girò, la porta si spalancò: in una piccola stanzetta c’era una vecchia con un fuso che filava con solerzia il suo lino. ”Oh, nonnina,” disse la principessa, “che cosa stai facendo?” – “Filo,” rispose la vecchia, e assentì con il capo. “Come gira quest’aggeggio!” esclamò la fanciulla, e prese in mano il filo per filare anche lei. Ma non appena lo toccò, si compì l’incantesimo ed ella si punse un dito. Come sentì la puntura, cadde a terra in un sonno profondo. E il re e la regina, che stavano rincasando, si addormentarono anch’essi con tutta la corte. I cavalli si addormentarono nelle stalle, i cani nel cortile, le colombe sul tetto, le mosche sulla parete; persino il fuoco che fiammeggiava nel camino si smorzò e si assopì, l’arrosto smise di sfrigolare e il cuoco, che voleva prendere per i capelli uno sguattero colto in flagrante, lo lasciò andare e si addormentò anche lui. Tutto ciò che aveva parvenza di vita, tacque e dormì. Intorno al castello crebbe una siepe di fitte spine, che ogni anno diventava sempre più alta finché‚ arrivò a cingerlo completamente e a ricoprirlo tutto; così non se ne vide più nulla, neanche le bandiere sul tetto. Ma nel paese si diffuse la leggenda di Rosaspina, la bella addormentata, come veniva chiamata la principessa; e ogni tanto veniva qualche principe che si avventurava attraverso il roveto tentando di raggiungere il castello. Ma non riuscivano a penetrarvi perché‚ le spine li trattenevano come se si fosse trattato di mani, ed essi si impigliavano e morivano miseramente. Dopo molti, molti anni, giunse nel paese un altro principe; un vecchio gli parlò dello spineto che circondava un castello nel quale una meravigliosa principessa di nome Rosaspina dormiva con tutta la corte. Già suo nonno gli aveva narrato che molti principi avevano tentato di penetrare fra le spine ma vi erano rimasti imprigionati ed erano miseramente periti. Allora il giovane disse: “Io non ho timore: attraverserò i rovi e vedrò la bella Rosaspina.” Il vecchio cercò di dissuaderlo in tutti i modi, ma egli non gli diede retta. Ora, proprio il giorno in cui il principe tentò l’impresa erano trascorsi cento anni. Quando si avvicinò al roveto, non trovò che fiori bellissimi che si scostarono spontaneamente al suo passaggio, ricongiungendosi alle sue spalle, sicché‚ egli passò illeso. Giunto nel cortile del castello, vide cavalli e cani da caccia pezzati che dormivano, distesi a terra; sul tetto erano posate le colombe con le testine sotto l’ala. Quando entrò, le mosche dormivano sulla parete e il cuoco, in cucina, tendeva ancora la mano per afferrare lo sguattero, mentre la serva sedeva davanti al pollo nero che doveva spennare. Egli andò oltre e vide dormire tutta la corte e in alto, sul trono, dormivano il re e la regina. Proseguì ancora e il silenzio era tale che egli udiva il proprio respiro. Finalmente giunse alla torre e aprì la porta della cameretta in cui dormiva Rosaspina. Giaceva là, ed era così bella che egli non riusciva a distoglierne lo sguardo. Si chinò e le diede un bacio. E, come l’ebbe baciata, Rosaspina aprì gli occhi, si svegliò e lo guardò tutta ridente. Allora scesero insieme e il re, la regina e tutta la corte si svegliarono e si guardarono l’un l’altro stupiti. I cavalli in cortile si alzarono e si scrollarono; i cani da caccia saltarono su scodinzolando; le colombe sul tetto levarono la testina da sotto l’ala, si guardarono intorno e volarono nei campi; le mosche ripresero a muoversi sulle pareti; il fuoco in cucina si ravvivò, si mise ad ardere e continuò a cuocere il pranzo; l’arrosto ricominciò a sfrigolare, il cuoco diede allo sguattero uno schiaffo che lo fece gridare, e la serva finì di spennare il pollo. Poi furono celebrate con gran fasto le nozze del principe e di Rosaspina, che vissero felici fino alla morte.

SIMBOLISMO

Il Rovo evoca il simbolismo funereo e infernale. Un roveto in una foresta costituisce anche un ostacolo impenetrabile, un sinistro, imoto scenario di morte simbolica. Spesso, infatti, nelle favole è l’arbusto che strappa le vesti del bimbo o della bimba. Secondo la tradizione popolare la corona cristica è fatta di rovo e, avendo ferito il capo di Cristo, ha evocato simboli negativi: un suo ramo pieno di pungenti e arrocinate spine, come le definiva Castore Durante, e avvolto intorno ad un teschio è il simbolo, nella dannazione, del Dolore incessante per la lontananza da Dio.

L’Ingiuria era una giovine donna dall’aspetto orribile. Aveva occhi infiammati, abito rosso, la lingua pendula simile ad una serpe, la bocca che lasciava colare saliva. In mano reggeva un mazzo di rovi e sotto i piedi aveva una bilancia a significare la volontà di sopraffare gli altri, forse secondo la parabola dei Giudici. Nel linguaggio dei fiori, quello del rovo è simbolo dell’Invidia.

Venere simboleggia il matrimonio fecondo tra intelligenza e materia, la capacità di tenere uniti aspetti diversi nel pieno rispetto di ogni componente l’Unità. È il femminile che segue e sostiene il Maschile, che arreca le componenti umide atte a sostenere e ad alimentare il Fuoco duraturo, che dà rigogliosità e fecondità ad ogni ambito del processo vitale.

MITOLOGIA

Gli Egizi identificavano Venere con due pianeti diversi, e chiamavano la stella del mattino Tioumoutiri e la stella della sera Ouaiti.

Della scissione di Venere in Lucifero e Vespero si hanno documentazioni già dal IX secolo a.C. Durante la poderosa dinastia Chu fu redatto il Libro della Odi, che cita esplicitamente la comparsa di un astro all’alba e di uno disgiunto che accompagna il tramonto.

Anche Omero, illustre poeta greco del IX-VIII secolo a.C. avvolto da un imperscrutabile arcano, denomina Venere come Phosphoros, letteralmente “colui che porta la luce”, e Esperos, testualmente “astro della sera”. I Latini, poi, parafrasarono i due nomi a Lucifer e aVesper.

Solo nel 612 a.C. l’eminente matematico Pitagora individuò il disguido e lo rifinì fino a intitolarlo ad Afrodite.

Venere (in latino Venus, in greco Afrodite) è una delle maggiori dee romane principalmente associata all’amore, alla bellezza e alla fertilità, l’equivalente della dea greca Afrodite.

Venere è la consorte di Vulcano. Veniva considerata l’antenata del popolo romano per via del suo leggendario fondatore, Enea, svolgendo un ruolo chiave in molte festività e miti della religione romana.

BOTANICA

Rubus Fructicosus – Rovo

Famiglia: Rosaceae
Genere: Rubus
Specie: Rubus Fructicosus

È un arbusto spinoso che può raggiungere i 2-3 m di altezza.

Le foglie sono decidue, composte da 3-5 foglioline a lamina ovata o obovata e margini seghettati e spinosi e apice acuto.

I fiori sono ermafroditi, biancastri o rosati, riuniti in infiorescenze a racemo; fioritura da maggio ad agosto.
I frutti sono composti da tante piccole drupe, di colore rosso nelle prime fasi di crescita, nero a maturazione.

USI

La pianta è utilizzata per delimitare proprietà e poderi con funzione principale difensiva. Altre funzioni delle siepi a rovo sono nella fornitura di nettare per la produzione del miele (in Spagna), nella associazione di specie antagoniste di parassiti delle colture (ad esempio le viticole), nella formazione di corridoi ecologici per specie animali.

Il frutto, annoverato tra i cosiddetti frutti di bosco, ha discrete proprietà nutrizionali con marcata presenza di vitamine K, C e A, manganese e rame, acido folico.

SPAGIRIA

Per la Spagiria il Rovo è la pianta di Venere per eccellenza, che manifesta le sue benefiche virtù sia a livello di Rene che a livello dei genitali femminili.

Il Rovo insegna ad osare, dona estroversione e la virtù dell’auto-difesa.

Venere è l’Armonia e la sua funzione è l’attrazione, l’equilibrio armonico e la grazia.

Nel corpo fisico ha a che fare con la gola, la laringe, la faringe, il collo, con le reni, i tuboli contorti, l’equilibrio idrosalino e il seno.

Nel sistema endocrino è rappresentata dall’attività delle ghiandole surrenali.

UTILIZZO NATUROPATICO

La preparazione spagirica di Rovo è il macerato glicerico spagyrico di Rubus Fructicosus e se ne assumono da 1 a 7 gocce in poca acqua, da 1 a 3 volte al giorno.

A differenza del preparato fitoterapico classico se ne utilizzano poche gocce per avere un aiuto dalla natura.

A cura di Ivana Baffi – www.esilachios.info

21 luglio 2010

Il prossimo 27 luglio Mercurio farà il suo ingresso in Vergine, che in astrologia è il Domicilio notturno del pianeta, e ci resterà fino al 3 ottobre.

Timo serpillo - scheda botanica

Mercurio è il primo pianeta del sistema solare in ordine di distanza dal Sole e il più piccolo in dimensioni. Si tratta di un pianeta terrestre di dimensioni modeste, con un diametro inferiore alla metà di quello terrestre; appare pesantemente craterizzato, anche a causa della mancanza di un’atmosfera apprezzabile che possa attutire gli impatti meteorici o coprirne le tracce; per questo il suo aspetto ricorda da vicino quello della Luna. Mercurio è dunque il più piccolo dei pianeti rocciosi del sistema solare interno.

In astronomia Mercurio è il pianeta più vicino al Sole, di non semplicissima osservazione, ma comunque già noto alle popolazioni antiche, come Egizi, Cinesi, Sumeri (terzo millennio a.C.).

Le difficoltà nell’individuarlo dipendono dalla piccola distanza dal Sole, che ne disturba sempre la visione durante il crepuscolo o poco prima dell’alba. I Sumeri lo chiamavano Ubu-idim-gud-ud; i Babilonesi, che ci hanno tramandato la prima osservazione dettagliata dei pianeti, utilizzavano i nomi gu-adgu-utu.

I Greci assegnarono a Mercurio due nomi: Apollo, la stella del mattino, ed Hermes, la stella della sera. La comprensione del fatto che si trattasse di un unico pianeta è attribuita a Pitagora. Sempre a causa delle grandi difficoltà osservative, fino al ’900 era opinione comune che in realtà esistesse un altro pianeta ancora più vicino al Sole di Mercurio, Vulcano, in seguito identificato con lo stesso corpo celeste.

PIANTA E FILASTROCCA

Un bambino monello

Un bambino di nome Marcello

mangiava sempre come un porcello

Mangiava schifezze di tutti i colori

Ma non assaggiava mai il miele dai mille sapori.

Un bel giorno si svegliò

E un gran mal di pancia gli pigliò

Marcello andò dal dottore

Che lo sgridò per ore ed ore..

Quante schifezze mangi ogni giorno!

Solo il miele di Timo leva il medico di torno!!

Il bambino arrabbiato

Corse subito al mercato

Ma comprò la cioccolata

E non fu una buona trovata

La sua pancia si ribellò

Andò in bagno e vomitò

Da quel giorno ogni mattino

Mangiò solo miele di Timo!

SIMBOLISMO

Il timo è tra i fiori più ricercati dalle api e grazie a questo stretto legame con le operose api la pianta di timo ha evocato l’emblema della Diligenza.

La diligenza (dal latino diligere, “scegliere”) è l’assiduità, la precisione, lo scrupolo perseguiti nello svolgimento di un lavoro o di un compito.

La diligenza è la principale qualità che si richiede a professioni con una certa rilevanza giuridica come quelle del medico, dell’ingegnere, del notaio.

Si contrappone alla negligenza. L’errore professionale dovuto a mancata diligenza è inescusabile in sede giudiziaria.

L’uso sacrificale del timo è spiegato dal suo stesso nome greco, thymon, che lo designava come l’arbusto più adatto a produrre il fumo sacrificale: derivava infatti dal verbo thymiao, “ardo come profumo”.

MITOLOGIA

Mercurio (in latino Mercurius, in greco Hermes, Ερμής) è il nome del dio dell’eloquenza, del commercio e dei ladri, della mitologia greca e romana. La sua bacchetta, il Caduceo, è divenuta simbolo della medicina. Essendo il messaggero degli dèi viene spesso raffigurato con le ali ai piedi.

Nella mitologia greca Mercurio (Hermes), figlio di Zeus e della ninfa Maia, era il messaggero degli dèi, dio protettore dei viaggi e dei viaggiatori, della comunicazione, dell’inganno, dei ladri, dei truffatori, dei bugiardi, delle sostanze, della divinazione. Tra gli altri ruoli, Hermes era anche il portatore dei sogni e il conduttore delle anime dei morti negli inferi.

BOTANICA

Thymus vulgaris / Thymus serpillo – Timo

Famiglia: Lamiaceae o Labiate
Genere: Thymus


Il timo (Thymus L., 1753) è un genere di piante appartenente alla famiglia delle Labiatae.

È una pianta a portamento arbustivo, perenne, alta fino a 40-50 cm, con un fusto legnoso nella parte inferiore e molto ramificato, che forma dei cespugli molto compatti.

Le foglie sono piccole e allungate con una colorazione variabile dal verde più o meno intenso, al grigio, all’argento, ricoperte da una fitta peluria in quasi tutte le specie.

I fiori sono di colore bianco-rosato e crescono all’ascella delle foglie in infiorescenze a spiga e sono ad impollinazione entomofila (da insetti), soprattutto ad opera delle api.

I frutti sono degli acheni.

La pianta è considerata appartenente al gruppo della “aromatiche”, ha infatti in ogni parte. ma soprattutto nelle foglie e nei fiori un odore gradevole ed aromatico.

Il timo ha due specie principali, Thymus vulgaris e Thymus serpillum.

La prima, che vive prevalentemente nei luoghi aridi, presenta i fusti ascendenti o eretti e i fiori rosei o bianchi.

La seconda ha i fiori rosei con foglioline punteggiate di piccole ghiandole che contengono olii essenziali. Quest’ultima è stata chiamata serpillum perché, scriveva Plinio, serpeggia, il che avviene nella specie selvatica, soprattutto nei terreni rocciosi.

SPAGIRIA

Per la Spagiria il Timo è la pianta dell’Integrità e come segnature planetarie ha Mercurio, con la potenzialità della Vergine e dell’Acquario.

Mercurio è la funzione inerente ad ogni ambito di relazione, comunicazione e scambio, sia nelle dinamiche inerenti al rapporto con l’esterno che a quelle relative al mondo interiore della persona e quindi con le complesse dinamiche della psiche. Nel fisico ha a che fare con la respirazione, con la digestione, con il pancreas e, come aspetti più generali, con il sistema linfatico, i nervi, la pelle e il sistema immunitario.

La Vergine è il segno che porta a compimento la stagione estiva e, dopo la completa acquisizione della potenza solare, la natura da inizio ad un processo di selezione, differenziazione e purificazione che mette i vegetali in grado di formare e dare una scorza protettiva ai semi.

L’Acquario rappresenta lo stato dell’animo e l’orizzonte ideale in cui le qualità di Saturno (domicilio) e Mercurio (esaltazione) sono massimamente presenti ed attinenti, rispetto alle qualità elementari del segno, all’elemento Aria strettamente legato per analogia all’ambito del pensiero.

UTILIZZO NATUROPATICO

Le preparazioni spagiriche di timo sono l’elixir  e la quintessenza di Thymus Serpillum.

L’elixir si assume da 1 a 7 gocce in poca acqua, da 1 a 3 volte al giorno.

La quintessenza di timo necessita di una consulenza e utilizzo da parte di persona preparata, non è possibile indicarne le dosi in modo generico.

A differenza del preparato fitoterapico classico se ne utilizzano poche gocce per avere un aiuto dalla natura.

A cura di Ivana Baffi – www.esilachios.info

21 giugno 2010

Il DDL 2152 propone un riconoscimento della professione in ambito socio-sanitario, un percorso formativo di livello accademico, il controllo dell’aggiornamento del professionista da parte delle associazioni di categoria e la sanatoria per quei professionisti che possano dimostrare una professionalità adeguata alle esigenze del Paese e alla qualificazione della naturopatia. Esso istituisce un registro nazionale per le scuole private di naturopatia e un registro per i naturopati professionisti. Si tratta di una regolamentazione che finalmente fornisce dignità ad una categoria, troppe volte vessata dall’ignoranza e dalla mancanza di competenza dei pochi che finiscono sotto i riflettori, una proposta che non farà chiudere nessuna scuola e non farà perdere il lavoro a nessuno, ma permetterà ad ognuno di muoversi sul territorio nazionale in libertà, senza rischiare che la professione sia riconosciuta in una regione e non in un ‘altra. Ti chiediamo di sostenere il cammino di questa legge per due motivi:
1. Se sei un professionista, per fare si che finalmente nessuno possa, ogni volta che viene danneggiato qualcuno, dichiarare sui media che il colpevole è “come sempre” un Naturopata;
2. Se sei un utente, per vedere finalmente riconosciuto il tuo diritto a fare ricorso alle metodiche naturali, nella sicurezza che, chi ti sta di fronte, sia un professionista riconosciuto e regolamentato, con alle spalle una corretta formazione.
Grazie in anticipo per il tuo sostegno.

http://www.petizionionline.it/petizione/titolo-sostieni-il-disegno-di-legge-n-2152-per-la-regolamentazione-della-naturopatia-in-italia/1385/ea5d8e19c378384b02434fa94d6d5740

Decreto Legge regolamentazione Naturopatia

foglie e corteccia Quercus Robur

Il solstizio in astronomia è definito come il momento in cui il Sole raggiunge, nel suo moto apparente lungo l’eclittica, il punto di declinazione massima o minima.

Il fenomeno è dovuto all’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre rispetto l’eclittica.

Il Sole raggiunge il valore massimo di declinazione positiva nel mese di giugno in occasione del solstizio di estate boreale, mentre raggiunge il massimo valore di declinazione negativa in dicembre, in occasione del solstizio di inverno boreale, corrispondente all’estate nell’emisfero australe.

Nel 2010 il solstizio estivo accadrà il 21 giugno alle ore 11,28.

PIANTA E FIABA

LA FAVOLA DELLA QUERCIA E DEL DIAVOLO

Un giorno il diavolo si recò dal Signore dicendogli: “Tu sei il signore e padrone di tutto il creato, mentre io, misero, non possiedo nulla. Concedimi una signoria, pur minima, su una parte della creazione; mi accontento di poco”.

“Che cosa vorresti avere?” chiese Domineddio.

“Dammi, per esempio, il potere su tutto il bosco” propose il diavolo.

“E sia” decretò il Signore “ma soltanto quando i boschi saranno completamente senza fogliame, ovvero durante l’inverno: in primavera il potere tornerà a me”.

Quando gli alberi a foglie decidue dei boschi seppero del patto, cominciarono a preoccuparsi; e con il passare del tempo la preoccupazione si mutò in agitazione.

“Che cosa possiamo fare?” si domandavano disperati. “A noi le foglie cadono in autunno”.

Il problema pareva insolubile quando al faggio venne un’idea:

“Andiamo a consultare la quercia, più robusta e saggia e di noi tutti la più anziana. Forse lei troverà un espediente per salvarci”.

La quercia, dopo aver riflettuto gravemente, rispose:

“Tenterò di trattenere le mie foglie secche sui rami finché sui vostri non spunteranno le foglioline nuove. Così il bosco non sarà mai completamente spoglio e il demonio non potrà avere alcun dominio su di noi”.

Da allora le foglie secche della quercia, coriacee e seghettate, rimangono sui rami per cadere completamente soltanto quando almeno un cespuglio si è rivestito di foglie nuove.

SIMBOLISMO

La Quercia è il simbolo della forza, della salvezza, della prosperità della vita.

La Quercia, da sempre adorata per l’imponenza del suo tronco e delle sue fronde, nonché per il suo legno resistentissimo, finì per diventare l’immagine del vigore sia fisico che morale.

MITOLOGIA

La Quercia Oracolare consacrata a Zeus. Il più antico oracolo greco si trovava a Dodona, nell’Epiro le cui profetesse erano donne. Chi veniva a consultarlo si avvicinava alla quercia e l’albero si agitava un po’, poi le donne prendevano la parola e riferivano quello che Zeus gli aveva detto. Giasone, durante la costruzione della nave Argo, inserì nelle fiancate un frammento di legno proveniente dalla quercia oracolare.

Nell’Odissea anche Ulisse si recò nel santuario.

Le querce avevano un privilegio: ospitavano due specie di ninfe: le driadi e le amadriadi. Le prime avevano la possibilità di abbandonare l’albero per questo motivo era proibito abbattere una quercia. Le seconde morivano invece con la quercia. Le si considerava quasi immortali. Appena una quercia era in pericolo, le amadriadi prorompevano in lamenti minacciosi.

Ascolta, boscaiolo, ferma il braccio:

legno solo non è quello che abbatti,

non vedi il sangue sgorgare dalle Ninfe

che vivono nei tronchi dalla dura scorza.

Sacrilego assassino, se s’impicca un ladro

per un bottino di scarso valore

quanto più tu meriti, o malvagio,

e ferro e fuoco e morte e patimenti.

BOTANICA

Quercus Robur L. – Quercia o Farnia

Famiglia: Fagaceae

Genere: Quercus L.
Specie: Quercus robur L. subsp. robur s.s.
Sinonimi: Quercus pedunculata Ehrh.
Nom. com. Farnia

Grande albero, di prima grandezza, di primaria importanza ecologica e nelle migliori condizioni anche economica; alto in bosco mediamente fino a 30-35 m, ma può raggiungere i 50m e diametri del tronco oltre due metri; specie molto longeva superando anche i 500 anni di vita.

La farnia ha tronco robusto e negli esemplari isolati si ramifica in grosse branche perdendo presto la sua identità, formando una chioma molto ampia che nella parte basale è formata da rami grossi e portati orizzontalmente. La chioma non è mai molto densa.

In bosco il tronco è dritto e ramificato solo nella parte apicale con i rami più bassi portati orizzontalmente e nella parte distale con rami che formano man mano angoli più acuti sempre con chioma non molto densa; la dominanza apicale si divide su numerosi rami e forma una chioma ovale che in età avanzata diviene ampia.

La corteccia giovane è liscia e grigiastra per molti anni (10-20) forma, poi, man mano un ritidoma fessurato longitudinalmente con solchi regolari e profondi divisi da fessure orizzontali meno profonde formando principalmente placche rettangolari allungate.

I rametti dell’anno, sono grigi o brunastri lisci e lucidi con lenticelle biancastre a volte anche angolosi, portano gemme poligonali o ovoidali, glabrescenti pluriperulate embriciate e nella parte apicale del rametto si addensano formando un caratteristico pseudoverticillo. La crescita è monopodiale con delle caratteristiche particolari, spesso c’è inibizione dei meristemi apicali e l’allungamento è affidato ad una gemma laterale e la parte apicale dissecca.

Foglie, fiori, semi:

le foglie sono caduche a contorno obovato-oblunghe, più larghe nel terzo distale, ristrette alla base e leggermente e irregolarmente asimmetriche con 5-7 lobi ampi e seni arrotondati e presso il corto picciolo (2-5mm) si formano due caratteristici piccoli lobi ineguali (orecchiette).
Le foglie hanno consistenza erbacea e solo a fine stagione diventano un po’ più coriacee; sono lucide e di colore verde medio nella pagina superiore, più chiare in quella inferiore per cere epicuticolari a struttura in scaglie verticali caratteristiche del sottogenere Quercus; hanno dimensioni che vanno da (5) 10-12 a (15) cm di lunghezza e 3-6 cm di larghezza.
La fioritura è contemporanea alla fogliazione dalla fine di aprile a maggio ed è formata da fiori maschili in amenti pauciflori (10-12 fiori) penduli alla base del ramo dell’anno, hanno perianzio giallastro, hanno 4-12 stami con antere glabre.

I fiori femminili sono localizzati nella parte apicale del rametto all’ascella delle foglie, formati da brevi spighe di 2-5 elementi portati da un peduncolo glabro di 3-5 cm; il fiore è formato da 3 stigmi di colore rossastro avvolti da brattee ovali lungamente acuminate, l’impollinazione è anemofila.
La Farnia ha una fase giovanile piuttosto lunga; negli esemplari isolati, inizia a fruttificare regolarmente verso i 30 anni, mentre in bosco per avere fruttificazioni abbastanza regolari bisogna aspettare i 60-70 anni di età. La fecondazione avviene dopo circa due mesi dall’impollinazione, il peduncolo dei fiori femminili si allunga fino a 5-12 cm (come l’epiteto specifico pedunculata fa capire).

I frutti, chiamate ghiande, maturano nell’anno, in settembre-ottobre, hanno una cupola che li copre per 1/4 – 1/3, è formata da squame embriciate di forma triangolare, più grandi vicino al picciolo.

La ghianda è allungata e liscia con dimensioni variabili da 2 a 3,5 cm a maturità di colore marrone con striature longitudinali più scure.

Il frutto è recalcitrante (germina subito) di conseguenza va seminato subito alla maturazione, la diffusione è principalmente zoocora.

La plantula ha l’epicotile glabro e la prima foglia è omomorfa ma sessile o subsessile poco lobata, le successive simili alle definitive, spesso, se l’inverno non è tanto rigido, rimangono verdi fino a primavera.
Il legno della Farnia è molto pregiato in particolare quello derivato da piante cresciute in modo costante e non molto vigorose, gli anelli annuali di accrescimento dovrebbero essere inferiori al cm. di spessore, ciò si ottiene in zone con clima da subcontinentale a continentale, in popolamenti di buona densità, (Slavonia).

E’ un legno di ottima durata anche se a contatto con acqua, anche perché è impregnato di tannini che lo rendono imputrescibile, è di facile lavorazione, serve per costruzioni navali, edili, per travature, per mobili, pavimenti e per doghe per botti, è un ottimo combustibile e produce un ottimo carbone. “il rovere di Slavonia” è normalmente legno di Farnia.

In genere il legno di Farnia non si differenzia dal legno della Rovere e le due provenienze hanno i medesimi usi.

SPAGIRIA

Per la Spagiria la Quercia è la pianta della Vigore e come segnature planetarie ha Giove e Marte.

Giove è la funzione inerente all’espansione, all’equilibrio e al coraggio nel vivere attivamente e consapevolmente le potenzialità di cui si è dotati sia nei ruoli sociali in cui si è inseriti che nel rapporto con se stessi, nella capacità di governare e mettere a frutto le possibilità .

Nel corpo fisico ha a che fare con gli organi sessuali maschili, il fegato, il sistema nervoso autonomo, l’ipofisi e l’ipotalamo.

Marte è la funzione inerente all’attività, alla forza e alla decisione, in particolare nelle relazioni con l’ambiente, ma anche relativamente al rapporto che la persona intrattiene con il proprio mondo interiore, con la capacità di porre in essere le scelte volitivamente operate.

Nel corpo fisico ha a che fare con il sangue, il pericardio, i genitali femminili, la vescica urinaria, il colon e l’ano. Nel sistema endocrino è rappresentato dalla tiroide e dalle paratiroidi.

UTILIZZO NATUROPATICO

La preparazione spagirica di quercia è il macerato glicerico spagyrico di Quercus Peduncolata e se ne assumono da 1 a 7 gocce in poca acqua, da 1 a 3 volte al giorno.

A differenza del preparato fitoterapico classico se ne utilizzano poche gocce per avere un aiuto dalla natura.

La Quercia la troviamo anche nei Fiori di Bach – Oak – che viene preparato con la Farnia – Quercus robur – il fiore della perseveranza.

I tipi Oak sono persone consapevoli delle proprie responsabilità e affidabili, quindi hanno un alto rendimento nel lavoro. Per un malinteso senso del dovere si addossano molte responsabilità e talvolta portano persino i pesi altrui. Non si lamentano mai e non si lasciano fuorviare neppure dalle più grandi difficoltà. Se si ammalano, desiderano ristabilirsi al più presto, come i tipi Impatiens, perché sono insoddisfatti quando non possono essere produttivi.

Lo stato emozionale armonico è dato dal fatto che si acquisisce la capacità di dosare le proprie forze, di riconoscere i propri limiti e rispettarli, possibilità di conoscersi, di scoprirsi al di fuori del proprio senso del dovere.

A cura di Ivana Baffi – www.esilachios.info

25 maggio 2010

Il Respiro, alle Origini della Vita
di Emanuela Geraci per www.ilcerchiodellaluna.it


Prima dei significati c’è il respiro, prima della cultura c’è la nascita e il venire al mondo, prima di tutto ciò c’è il primo respiro, ascoltando il quale possiamo infine sospirare: “è vivo”, offrendo così al bambino il suo posto tra i vivi e i neonati. Così mi sono lasciata trascinare in un vortice di immagini che si presentavano a volermi illustrare, direi proprio “colorare”, il respiro, il mio affannato e sempre un po’ difeso, il vostro, e infine quello di tutte le mamme che stanno per mettere al mondo i loro bambini.

Il respiro per noi è vischio, un augurio per la vita. Iridescente, passivo, vive a spese della pianta, si nutre di un’altra pianta, così la luce si nutre del nostro corpo attraverso il respiro. Lasciamo che la luce si cibi di noi, delle nostre molecole umane. Le bacche del vischio si sviluppano nell’arco di nove mesi, come un bambino. Si pensa che sia nato dove cade la folgore, dove il divino può scendere sulla terra.

Respirare come un bambino, che non ha altro pensiero che inspirare ed espirare, un respiro dietro l’altro, senza interruzioni, senza quelle piccole apnee, senza quelle compressioni che ti stringono il petto, lasciano il cervello senza ossigeno, nel vano tentativo di spegnere quella vana agitazione, quel rotolare di pensieri che ci opprime.

Comprimiamo il respiro perché sentiamo, intuiamo quanta luce può avvolgerci e inondarci e la blocchiamo, la rifiutiamo, ce ne spaventiamo. Il respiro di un neonato non è contratto, non è bloccato, è libero. I neonati risplendono e respirano e sembrano venire da un altro mondo, come la luce, il vischio e il respiro.

Il respiro è sentire il corpo da dentro, la possibilità di massaggiare gli organi, i muscoli, la pelle, da dentro, le ossa. Il respiro fa entrare e butta fuori, è una danza d’amore e di piacere, prende le tue tensioni e le invita a ballare, lasciamoci andare balliamo con lui. Respirare è come fare l’amore con l’universo.

Il respiro è alito numinoso, attraverso il fiato ci piace entrare in contatto, in relazione, in connessione. Ci baciamo con la bocca e sentiamo il respiro dell’altro. Ci commuoviamo a guardare il respiro del nostro amore che dorme, come quello di nostro figlio.
Il respiro è d’argento, è circolare come il mondo, è possibile con il respiro contattare memorie antiche. Il respiro di chi si addormenta e di chi addormenta, i bambini attirano i genitori nel loro mondo incantato di pensiero magico, vogliono essere seguiti, loro, i grandi guaritori, ci guariscono, ci incantano. Lo addormenterò con un respiro, pensa la mamma, mentre si addormenta accompagnando il bambino nel mondo del sogno. Dormire, quasi dormire, viaggiare in mondi lontani, porta dell’aldilà, respiro, soffio, vita.

Il respiro è ritmo, che batte invisibile al cuore. Con il respiro creiamo e distruggiamo, cantiamo e suoniamo, accogliamo l’estasi.
Con il respiro buttiamo fuori e lasciamo entrare. Il respiro ci lascia semplicemente essere, subito con il respiro possiamo riportarci a noi stessi, nei momenti di ansia e di tensione.

Pratico hata yoga da cinque anni (lo yoga del respiro), l’ho scelto per caso, la mia vicina di casa è stata la mia insegnante, qualsiasi altra disciplina abbia praticato in seguito mi è sembrata interessante ma insipida. Proprio come un cibo senza sale, mi mancava la consapevolezza del respiro. Era il respiro che dava sapore al movimento !

Con una pratica di respirazione (la respirazione olotropica) (1) ho contattato una memoria della mia nascita. All’inizio non pensavo nemmeno che fosse una memoria autentica, com’era possibile ? Avevo visto solo due mani che mi prendevano, appena nata. Ero sicura che fossero due mani amorevoli, di qualcuno che poteva amarmi, non un estraneo. Chi poteva essere, mio padre ? Eppure all’epoca in sala parto i padri non potevano entrare, tanto meno per un cesareo. Poi mio padre non era il tipo, sarebbe svenuto subito, e allora chi poteva essere ? Telefona mio zio per farmi gli auguri in una qualche ricorrenza, e gli chiedo: Zio, ti ricordi per caso chi c’era in sala parto quando sono nata ?
Come chi c’era ! Risponde lui, ma c’ero io !
(momento topico in tutte le commedie: agnizione e svelamento)
Ero uno studente di medicina al primo anno, ho chiesto se potevo assistere e mi hanno fatto entrare, così quando c’è stato da “tirarti fuori” lo hanno fatto fare a me, ti ho presa io per primo !
Ecco lo sapevo, che emozione !, eppure di questa storia non sapevo nulla, ma ricordavo, quelle due mani amorevoli che mi prendevano appena nata.
Un’immagine che ha significato molto per me.
Portata dal respiro.

Incontro tra interno ed esterno, fiducia nel mondo, che ci siano mani amorevoli pronte ad accogliermi.

Il respiro è l’apriti sesamo della caverna dei nostri desideri, il massaggio che scioglie i nodi più antichi, le resistenze più inestricabili.

Come sopra la cresta di un onda, accompagnate dal respiro sono presenti curiosità e paura, “se prevale il fascino, l’attrazione è possibile schiudersi e subentra un diffuso senso di libertà” (2).

Non si pensa più al traguardo, conseguire un obiettivo ma ci lasciamo sbocciare senza sforzo.

“L’attenzione si propaga dentro e, con il tempo, affina vista e udito interiori. Viene amplificata anche la più sottile risposta fisica. L’intelligenza delle cellule può affiorare alla superficie della coscienza dove ci prende per mano e c’è un’immensa bellezza nell’arte di accondiscendere, di muoversi in sintonia con il corpo e non contro di esso.(…) C’è una grande differenza tra un respiro calmo e consapevole che dà leggerezza al corpo e rischiara la mente e un respiro breve e meccanico che paralizza l’organismo e offusca il pensiero. (…)
?Il respiro non ammette di essere controllato, sarebbe come tentare di frenare un vulcano, un uragano o un terremoto” (3).

“Il respiro delle donne ? E’ il primo gesto del loro nascere a se stesse, della loro venuta al mondo spirituale, della loro scoperta di un’incarnazione propria. Esse respirano senza dipendere dal respiro altrui, e accedono ad un’esistenza intessuta di carne e di parole. (…) Respirare è il primo gesto di autonomia del vivente. Ed è una cultura del respiro che ci consente di accedere allo spirituale.(…) il soffio creatore, il dominio dei venti, la capacità di mettere o rimettere in moto ciò che è immobile, irrigidito, morto.”(4)

Ogni donna incinta prima o poi incontra il respiro. L’importanza del respiro, il problema di respirare “bene” e come respirare. Respirare in un modo o in un altro può aiutare a partorire, oppure ostacolare il parto, come sempre ognuno dice la sua. Fino a che hanno scoperto o riscoperto che il respiro è meglio lasciarlo fluire libero, possono aiutare semmai le vocalizzazioni, e soprattutto il tono (5), la nostra “gestualità sonora” come lo definiva Fonagy, il significante prima dei significati.

E così, respirando, respirando ho finito di scrivere anche queste pagine !

________________________________
Note

1 -La Mente olotropica di Stanislav Grof Red edizioni
2 -Respiro, essenza dello yoga di Sandra Sabatini, ed. Armenia
3 -Ibidem
4 – Il respiro delle donne, di Luce Irigaray, Est, il Saggiatore edizioni
5-  L’arte di partorire di Frederick Leboyer, Red edizioni pg 69 e seguenti

Si ringrazia Il Cerchio della Luna per la gentile concessione dell’articolo sul Respiro che ho deciso di pubblicare per salutare una primavera pazzerella.

A cura di Ivana Baffi www.esilachios.info

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IL BOSCO IMMAGINARIO

Il Bosco Immaginario, ritrovare gli elementi vegetali che ci circondano tramite le fiabe

VECADI’, il gruppo di volontariato creativo della Biblioteca Civica di Seriate (bg) ha creato il Bosco Immaginario.

Sono due incontri per ogni stagione che si svolgono presso la Biblioteca Civica Giacinto Gambirasio che ha come obiettivo lo sviluppo immaginativo e il miglioramento della capacità osservativa nei confronti della natura che ci circonda nei bambini dagli 8 agli 11 anni.

Per poter partecipare è necessario che il/la bambino/a sia iscritto nella banca dati del proprio sistema bibliotecario e viene richiesto un contributo di 5 euro che serviranno alla Biblioteca per l’acquisto di materiale utile allo sviluppo del laboratorio previsto in questo percorso.

Info: http://www.comune.seriate.bg.it/servizi/menu/dinamica.aspx?idArea=1533&idCat=504&ID=773

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Cenni storici


Paracelso 1, medico fisico vissuto nel XV° secolo, fu il primo ad utilizzare il termine Spagyria, così come ci racconta Van Helmont 2. Sappiamo che Paracelso conosceva a mala pena il latino e non conosceva il greco antico, infatti tutti i suoi scritti sono stati redatti in tedesco.

Quindi, essendo il termine Spagyria di etimologia greca è probabile che egli avesse ricevuto attraverso qualche suo maestro (ne ebbe parecchi), probabilmente dall’abate benedettino del convento di Sponheim, Tritemio,3 noto per la sua Steganografia e vari altri scritti.

A prescindere da questo, il termine di Spagyria, secondo la tradizione corrente, sembra essere l’unione di due parole greche, spao e agheiro: la prima si traduce con estrarre e la seconda con riunire.
Tale visione prevalente, pur essendo sicuramente coerente con le operazioni di laboratorio che vengono condotte dagli spagiristi, è scorretta dal punto di vista glottologico, infatti non è possibile che un’a si trasformi in una i.

Più corretta appare l’interpretazione del dottor Angelo Angelini 4, il quale sostiene che “gyria” abbia origine dal termine greco gheros che significa vecchio, non di età,  bensì di esperienza, oppure anche dono divino.

Il termine moderno preso in prestito da Jung per tradurre la medesima è archetipo.

In pratica, spagyria vorrebbe dire estrarre l’archetipo.

In realtà il dottor Angelini, nelle sue lezioni di Alchimia, preferisce parlare di Alchimia verde, più che di spagyria, nella parte seconda di questo scritto esamineremo quale sia il motivo di questa scelta.

Vediamo ora l’origine del termine Alchimia.

Un’interpretazione corrente farebbe derivare la parola da “Al” e “Chimia”, dove al (in arabo) viene tradotto col termine di “Dio” e Chimia con “chimica”. Ne uscirebbe il significato di “chimica di Dio”.

Un’altra interpretazione afferma che Al sia l’articolo il, lo la in arabo, e Kemi, uno dei nomi dell’antica Terra d’Egitto.
Probabilmente è questo il termine egizio che ha dato origine alla relazione tra Kemi, Al­Kemi, l’Alchimia.
La principale testimonianza di questa relazione tra le due tradizioni risiede nei cosiddetti scritti ermetici, ovvero di Ermete o Ermes, il dio Thoth degli Egizi.

Il dio Thoth era una divinità assai importante rappresentando il Mercurio in tutte le sue espressioni e, contemporaneamente, il processo di purificazione connesso al ciclo di luna crescente. Tra i molti copricapi del dio possiamo osservare quello in cui le due corna lunari sono aperte e quello in cui formano un angolo acuto rimandando così ai due Mercurio della tradizione alchemica: il Mercurio volgare il Mercurio Filosofico.

Spagyria operativa
Stando all’etimologia, ma più che altro osservando l’operatività di laboratorio, possiamo affermare che lo spagirista “estrae” dall’individuo di Natura, pianta, minerale, animale che sia, la Forza vitale sua propria.

Per operare questa estrazione egli dovrà conoscere la “legge” occulta dell’individuo e dovrà manipolarlo secondo i ritmi, i luoghi ove questa legge risulti più evidente e più fortemente.
Il discorso necessita di un esempio, presupponiamo che uno spagirista voglia lavorare una pianta come p.e. una betulla.

Della betulla devo conoscere la sua funzione all’interno dell’ecologia di quell’individuo che chiamiamo bosco, quindi devo sapere che essa è una pianta colonizzatrice, cioè che prepara le condizioni fisico chimiche e energetiche per l’avvento di altre specie arboree. Nella fattispecie la betulla colonizza terreni devastati dagli incendi, e non solo.

Quindi, sapendo come opera la betulla, so anche darle una qualità che è analoga ad un archetipo.
Essendo una pianta depurativa nel senso minerale e capace di “consumare” i residui parzialmente combusti dell’incendio, essa “armonizza” il terreno e ne riduce l’acidità. Tale caratteristica è rappresentata da un archetipo che noi chiamiamo, prendendo il nome dalla tradizione greco-­latina, Afrodite o Venere. Lo spagirista vuole estrarre questo principio venusino e quindi, nell’esempio, raccoglierà la parte che interessa della betulla, nel giorno della settimana dedicato a questa forza, cioè di venerdì. Avrà cura di raccogliere la pianta nel periodo vitale esteriore della pianta stessa, quindi nel periodo dell’anno tra i due Equinozi,
primavera e autunno, secondo un periodo lunare, Luna crescente, visto che come disse un altro celebre alchimista, Raimondo Lullo 5, “..non accade nulla che la Luna non voglia..”.
Quindi, come in una ritualità, e non in maniera casuale lo spagirista raccoglie detta parte della pianta. Vedremo più avanti come, anche le parti della pianta hanno una relazione analogica con le Forze archetipiche.
Perché tale scelta viene ad essere necessaria?
Come qualcuno può intuire, il medicamento così preparato, entrerà in risonanza con quella forza presente nella persona che per qualche motivo abbia “dimenticato” nel suo metabolismo, nel sistema nervoso, ormonale e nella sua psiche come opera quella forza chiamata Venere.

Una persona che soffre di reni, che risulta magari “avvelenata” dalle proprie emozioni o incapace di viverle.
L’archetipo Venere presente nella preparazione spagirica “ricaricherà” il programma dimenticato riportando alla salute l’individuo…. Sempre che Dio lo permetta. Daremo spiegazione anche di questa affermazione in un altro scritto dedicato alle cause di malattia, secondo quello che ci disse Paracelso.

a cura del dott. Marco Vittori

1 Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim detto Paracelsus o Paracelso (Einsiedeln, 14 novembre 1493 – Salisburgo, 24 settembre 1541) Si laureò all’Università di Ferrara, più o meno negli stessi anni in cui si laureò Copernico.
2 Jean Baptiste Van Helmont [1577­1644]
3 Johannes Trithemius pseudonimo di Johann Heidenberg (Tritenheim, 1 febbraio 1462 – Würzburg, 15 dicembre 1516)
4 Angelo Angelini (1925­1997) ingegnere chimico, fu tra i fondatori di Riza e della casa editrice Kemi (MI).

Bibliografia essenziale
–> Il Serto di Iside Manuale di erboristeria alchemica vol.I&II dott.A.Angelini – Ed. Kemi 1978
–> Il volo dei Sette Ibis Angelo Gentili ed. Kemi 1980
–> Alchimia verde.La preparazione alchemica delle sostanze vegetali Junius Manfred Ed.Mediterranee ’05
–> Articoli vari sulla Spagyria Rivista Kemi ­Hathor anni 1982­–1997
–> Corso di Alchimia anno III dott.A.Angelini ed. Kemi  1997
–> Spagyria applicata­ Teoria e pratica della medicina spagyrica Stefano Stefani – Carlo Conti e Marco Vittori – Ed. Tecniche Nuove 2008

Link bibliografia:

http://www.kemiassociazione.it/kemiass/catalogol1.html

http://www.tilibri.com/libri/manuale_di_medicina_spagyrica.html

http://www.ediz-mediterranee.com/

Unito alla naturopatia, alla spagiria e alle tecniche di con-tatto per aiutare le persone che incontro, pratico anche il Tetha Healing e di volta in volta viene scelta la modalità più utile e funzionale per ognuno.

Theta Healing…Che cos’ è?

E’ una tecnica di guarigione olistica e di Realizzazione di Coscienza.
Manifestando la vita dei vostri sogni diventando i padroni della vostra vita Theta Healing è uno strumento di comprensione e di applicazione, per la vostra vita, la più recente tecnologia che ci dimostra come l’universo effettivamente funzioni.Perché è così efficace?
Poiché utilizza l’applicazione pratica della Fisica Quantistica e le potenzialità della Preghiera Theta Healing è uno strumento per la manipolazione diretta della realtà fisica.
Si tratta di un processo attraverso il quale si arriva ad oltrepassare il velo nella parte non-fisica del cosmo e consapevolmente e intenzionalmente si realizzano cambiamenti nella propria realtà personale.Esso può essere applicato a qualsiasi aspetto della tua vita.Se avete un problema – qualsiasi problema – non c’è una sola ragione per cui non si dovrebbe chiamare un Theta Professionista e chiedergli di focalizzare il Theta Healing sul vostro problema.

“Non esiste un problema così grande che il Divino non sia in grado di gestire”.

La maggior parte delle guarigioni e delle trasformazioni personali vanno a trattare i sintomi.

Con la tecnica olistica Theta Healing, si rimuove la causa profonda del disagio.

La maggior parte dei problemi umani, derivano dal vivere la vita con false credenze negative, che ci ostacolano nel vivere la vita con gioia e benessere.

Rilasciare le emozioni negative e false credenze è un lavoro che con Theta Healing, può dare sollievo e cambiamenti immediati.

L’obiettivo di Theta Healing è di assistervi e ri-creare la vostra vita in qualunque modo si scelga di volerla vivere

Parte di un documentario sulla Fisica Quantistica: http://www.youtube.com/watch?v=7gGQ3vHx9hw

a cura di Ivana Baffi – www.esilachios.info


Nocciolo - BetulaceaeMercurio fa il suo ingresso in Toro il 3 di aprile per compiere un lungo transito che in astrologia viene definito “anello di sosta”. Infatti, questo è l’anno in cui Mercurio è importante alleato per i segni di terra: grazie alla sua lunga permanenza (sarà in Toro fino al 10 giugno) Tori Vergini e Capricorni potranno godere di una brillantezza nella comunicazione, una capacità e rapidità di movimento che non sono del tutto usuali a questi segni.

SIMBOLISMO

Il Nocciolo è Simbolo di Rigenerazione e di Fecondità.

Come tutti i frutti racchiusi in una scorza, e simili perché all’uovo, la nocciola insieme con l’albero divenne anche simbolo di Fecondità e di Rigenerazione. I Romani donavano piante di nocciolo come augurio di prosperità e di pace; e nell’Antico Regime si distribuivano nocciole e noci in occasione delle nozze per augurare fecondità agli sposi. In Germania si raccontava che adoperando delle bacchette di nocciolo, era possibile obbligare le streghe a restituire la fecondità ad animali e piante ai quali l’avevano tolta con i loro sortilegi. Durante alcuni processioni domenicali, si usava toccare in nome di Dio l’avena destinata ai cavalli con ramoscelli di nocciolo, che si ponevano anche nelle tombe per augurare ai defunti una nuova vita, come testimoniamo i sepolcri più antichi del Württenberg nei quali sono state trovate nocciole insieme con noci e zucche.

SPAGIRIA

Per la Spagiria il Nocciolo è la pianta della Soglia e come segnature planetarie ha Mercurio e Giove.

Mercurio è la funzione inerente ad ogni ambito di relazione, comunicazione e scambio, sia nelle dinamiche inerenti al rapporto con l’esterno che a quelle relative al mondo interiore della persona e quindi con le complesse dinamiche della psiche. Nel fisico ha a che fare con la respirazione, con la digestione, con il pancreas e, come aspetti più generali, con il sistema linfatico, i nervi, la pelle e il sistema immunitario.

Giove, nel caso del Nocciolo, ha funzioni secondarie e nel corpo fisico ha a che fare con gli organi sessuali maschili, il fegato, il sistema nervoso autonomo, l’ipofisi e l’ipotalamo.

UTILIZZO NATUROPATICO

Come preparazione spagirica c’è l’Elixir di Nocciolo e se ne assumono da 1 a 7 gocce in poca acqua, da 1 a 3 volte al giorno.

Interessante è anche l’olio vegetale di Nocciolo che ho sperimentato con grande soddisfazione in caso di bronchiti. Infatti, la morfologia del fiore maschile ricorda l’alveolo polmonare.

E’ sufficiente ungere la zona dell’apparato respiratorio un po’ di questo olio, che normalmente viene utilizzato in cucina.

L’effetto vaso dilatatore si percepisce immediatamente.

E’ possibile unirlo a pochissime gocce di Quintessenza di Timo o Olio Essenziale di Pino Mugo.

Per leggere l’intero testo dedicato al Nocciolo – Corylus avellana L. – Betulaceae –  andare in Facebook e diventare fan della pagina http://www.facebook.com/pages/Esilachios-lo-stupore-infinito-della-naturopatia/85407608644?ref=ts

A cura di Ivana Baffi – www.esilachios.info

23 marzo 2010

FIABA DEDICATA ALLA MAGIA DEL PROCESSO CREATIVO DEL FEMMINILE CHE C’E’ IN NOI

Lo spirito nella Bottiglia – Grimm

Un taglialegna desidera un’esistenza migliore per suo figlio e lo manda all’università, grazie al denaro accumulato in gran segreto durante lunghi anni di risparmi. Il figlio, meravigliato dal regalo del padre, raggiante di felicità ed entusiasta, incomincia a seguire un corso di studi che disgraziatamente non può portare a termine, per mancanza di denaro. Così, ritorna dal padre e riprende a lavorate con lui. Ma è stato completamente trasformato da quell’esperienza, anche suo padre, deluso, non se ne accorge.

Nel bosco, il figlio si comporterà in maniera molto diversa dal padre. Egli si trova in uno stato di leggerezza e di curiosità, e vive ogni istante con molta inventiva, come quando incontra uno spirito molto potente che, imprudentemente, libera da una bottiglia, sebbene riesca subito a farlo nuovamente prigioniero.

Questo genio magico, che cresce o si rimpicciolisce a volontà lo supplica di liberarlo di nuovo e di afferrare l’opportunità che gli offre. Questa parola fa eco, per lo studente, con l’occasione di cui ha già beneficiato nella sua vita, grazie al sacrificio del padre.

La fortuna è la sua qualità principale ed egli non può, in effetti, permettersi di lasciarsela scappare. Così rischia il tutto per il tutto, in nome della fortuna, e apre di nuovo la bottiglia.

Per ringraziarlo, lo spirito gli porge un dono grazie al quale egli potrà finire i suoi studi e diventare un medico che guarisce qualsiasi malattia.

Questa rappresentazione del sé compiuto rappresenta un frammento della nostra individualità. Mettendo in atto questa immagine-risorsa in scenari ideali, per poterne essere appagati e conoscere uno stato di compimento totale, cominciamo a scoprire una qualità specifica racchiusa in esso; una qualità che un giorno diverrà una facoltà renale ed effettiva. Così, in una relazione difficile, con un bambino per esempio, il risveglio di una comprensione luminosa dell’altro e di un sentimento autentico, mentre consente di vivere diversamente i momenti conflittuali, permette anche lo sviluppo di un amore che diverrà, forse, progressivamente il motore della relazione stessa. Tale qualità è illimitata. È un germe d’amore, un frammento d’infinito, e tale frammento d’infinito può far comparire l’infinito nella nostra vita, delle occasioni miracolose di amare, a patto che diventi sufficientemente intenso, come illustrato ne Lo spirito nella Bottiglia.

AROMATERAPIA

Mimosa Assoluta  – Un profumo per innamorarsi

Nota di cuore

Profilo aromatico: amabile, morbido, delicatamente floreale.

Carattere: un fiore per viziarsi, avvolgente che migliora l’umore.

Da utilizzare solo su indicazione di erborista/terapeuta esperto/a.

Estratto dai fiori, ha una profumazione dolce ed intensa, adatta per floreali. E’ adatta per l’igiene della pelle, contro lo stress e l’ansia. Si armonizza con Ylang, Lavanda, Violetta, Storace, oli speziati e florali.

Questo è un olio essenziale costoso, consiglio di cercare l’idrolato (acqua aromatica) di Mimosa oppure è potente anche avere della bella mimosa in casa utilizzando l’olfatto come senso che cura.

NOTIZIE

Genere: Femminile

Pianeta: Saturno

Elemento: Acqua

Riti: la mimosa viene utilizzata, per esempio, nei riti di purificazione spargendone i fuori per terra oppure come propiziatrice di sogni profetici, mettendo un po’ di fiori sotto il cuscino.

Testo completo http://www.facebook.com/pages/Esilachios-lo-stupore-infinito-della-naturopatia/85407608644?v=app_2373072738&ref=ts#!/pages/Esilachios-lo-stupore-infinito-della-naturopatia/85407608644?v=wall&ref=ts

acacia dealbata

Lo stellium, in astrologia, è l’incontro di tre o più pianeti in congiunzione in un unico segno zodiacale o in una stessa casa astrologica.

Lo stellium è un punto focale di energia: chi nasce con uno stellium nel proprio tema natale ha un carattere fortemente influenzato dal segno o dalla casa in cui è presente, qualunque sia il suo segno solare, incidendo su comportamento e personalità.

Per valutarne la potenza, bisogna considerare diversi fattori:

  • la presenza o meno del Sole, che ne aumenta notevolmente la forza
  • la maggiore presenza di pianeti “veloci” (Luna, Mercurio, Venere, Marte) o “lenti” (Giove, Saturno, Urano, Nettuno, Plutone), il che rende la caratterizzazione dello stellium rispettivamente più effimera o più solida e costante;
  • la posizione contemporaneamente in un unico segno zodiacale e in un’unica casa, il che raddoppia l’influenza dello stellium nel carattere dell’individuo.

Al di là della presenza di uno stellium nel proprio tema natale, questo mese ci occuperemo dello stellium che avverrà il 15 marzo 2010 in corrispondenza del novilunio come evento astronomico e astrologico.

Infatti, Giove, Sole, Luna, Mercurio e Urano transiteranno in Pesci.

Secondo la Spagiria Urano non viene preso in considerazione per i preparati con questa tecnica erboristica perché gli antichi consideravano solo i 7 pianeti (Luna era considerata un pianeta) visibili ad occhio nudo.

Quando arriva una tale forza della natura è utile sostenere il nostro essere con la pianta dell’Olivo che lavora su 4 funzioni:

►     Sole come funzione principale dell’Olivo – aiuta a saper cogliere ed interpretare il senso gioioso della vita che ci rende umani e quindi in grado di poter vedere e conoscere direttamente la vera natura di noi stessi e di ciò che ci circonda;

►     Giove, Venere e Luna sono le sue funzioni secondarie ed evidenziano le sue qualità equilibranti, depurative e di sostegno a tutti i processi vitali, sia a livello fisico che relativamente agli ambiti più sottili della stabilità emotiva, della costituzione e del mantenimento della identità individuale. Giove (fegato) e Venere (reni), considerati dagli antichi “La Grande e la Piccola Fortuna”, garantiscono insieme tutti i processi di purificazione del sangue, mentre Luna, da intendersi come piena e tersa, rispecchia senza distorsioni la luce del Sole e quindi dona quella chiarezza riflessiva che arreca comprensione e feconda pace interiore.

SIMBOLISMO

Oggetto di venerazione da parte degli Ateniesi, il primo olivo greco fu dono della “fanciulla divina” Pallade che lo piantò sull’Acropoli. L’olivo è sempre stato simbolo di castità tanto che ancora nel XVI secolo si credeva che l’albero per diventare fertile e dare molti frutti, doveva essere piantato e coltivato da persone vergini.

Presso i Romani la coltura dell’olivo era divenuta ormai talmente indispensabile che essi la diffusero ovunque si stabilissero, riuscendo a farlo attecchire anche al Nord.

Nella leggenda di Ulisse, il letto nuziale dell’eroe nell’isola di Itaca, simbolo del Regno del Fuoco celeste, è fatto di un tronco di olivo.

La corona di olivo che cingeva il capo dei vincitori era costituita da rametti recisi da un falcetto d’oro e colti da un giovane di nobili natali; lo stesso Eracle popolò di olivi, avuti in dono dai sacerdoti di Apollo, la spoglia collina di Olimpia consacrata a Cronos.

Nella tradizione cristiana il ramo di olivo è il simbolo della pace e l’olio è usato nel Sacramento della Cresima.

COME UTILIZZARLO:

  • Nella spagiria ci sono due prodotti che potenziano al massimo l’azione di olivo e sono il macerato glicerico spagirico e l’elixir spagirico;
  • Anche nella Floriterapia di Bach Olive è un rimedio preparato con i fiori di questa pianta;
  • Nell’uso comune è sufficiente utilizzare olio extra vergine di oliva biologico nella propria abitudine culinaria e già si utilizza un rimedio curativo.
  • È utile anche fare un’esperienza ancora più semplice: se ci si concede una mezz’ora di meditazione stando seduti ai piedi di un olivo con la schiena che poggia sul tronco, la forza di questa pianta verrà trasmessa a tutto il nostro essere, senza bisogno di assumere alcunché.

Non possono venire indicate dosi generiche perché è una pianta ipotensiva e andrebbe assunta con il suggerimento di un terapeuta esperto.

A cura di Ivana Baffi – www.esilachios.info

Il 18 gennaio 2010 Giove entra in Pesci.

Giove è il domicilio notturno del segno dei Pesci, quello diurno è nel segno del Sagittario. Giove rappresenta il Padre, il protettore, la bontà, l’ordine, la generosità e la benevolenza. Quando il pianeta, in questo caso Giove, si trova nel proprio domicilio questi aspetti sono ulteriormente potenziati.

Giove è il pianeta più grande di tutto il sistema solare e ha un diametro equatoriale di 142.700 km. Gira attorno al Sole in 11,86 anni. Il Sole e Giove si trovano ogni 83 anni allo stesso giorno e alla stessa posizione zodiacale. Percorre circa un Segno per anno.

MITOLOGIA GRECA – Zeuss

Nella mitologia greca, Giove-Zeus era il re degli dei e il governatore del monte Olimpo. In quanto il più giovane e fortunato di tutti i suoi fratelli e sorelle, che erano stati ingoiati alla nascita dal loro padre Saturno-Crono, Giove era stato protetto nella sua giovinezza e aveva condotto una vita incantata. Quando crebbe divenne il coppiere di suo padre e gli diede una bevanda che lo costrinse a rigurgitare tutti suoi fratelli e sorelle che erano stati precedentemente ingoiati. Da questo momento Saturno fu bandito agli estremi confini del sistema solare e Giove divenne il re degli dei, governando l’Olimpo.

MITOLOGIA CELTICA – Dagda, il Giove Celtico.

Dagda (“dio buono”) era una divinità celtica associata alla guerra, conosciuto anche come Eochaid (“colui che combatte con il tasso”) Ollathair (“padre potente”). Secondo dio della triade principale, Dagda era assimilabile a Giove e come lui signore della folgore. Nella mitologia celtica si dice che Dagda guadagnò la propria grandezza promettendo di fare da solo tutto ciò che promisero di fare gli altri dei del cielo. Dagda era considerato il dio buono perché a lui venivano attribuiti i miracoli e perché proteggeva i raccolti badando al tempo. Era rappresentato con una clava in mano, arma magica che, oltre ad essere strumento di offesa, aveva il potere di rendere la vita. Spesso suonava un’arpa dai poteri straordinari, in grado di causare tristezza tra chi l’ascoltava e di calmare chi era colto da ira. Altro suo attributo era il calderone della resurrezione.

SPAGIRIA: per trarre al meglio il passaggio di Giove in Pesci è possibile utilizzare la quintessenza di Issopo, pianta dalla segnatura gioviniana, massaggiando alcune gocce di questa quintessenza sul palmo delle mani una volta al giorno per un mese. È ricordata nei testi egizi e nella Bibbia come una pianta purificatrice. Lo stesso Davide, lo cita dicendo: “Purificatemi con issopo e sarò mondato: lavami e sarò più bianco della neve.” L’azione più importante dell’Issopo è sull’ipofisi, regolarizza e crea armonia nella produzione ormonale. Ha un’azione purificante molto profonda e risveglia la nostra capacità di rinnovarci, di rinascere.

Nel 2010, dal 18 gennaio al 6 giugno e dal 10 settembre fino alla fine di dicembre, Giove sarà in Pesci, cogliete l’opportunità di attivare il rinnovamento profondo dentro di voi.

L’eclissi anulare di sole è un evento raro. La luna si trova nel punto più lontano della sua orbita e si sovrappone al sole lasciando libera solo una corona di luce, come un anello.
Una fede nuziale.
Poiché l’orbita della Luna è leggermente ellittica, l’eclissi non è sempre totale. Nell’eclissi anulare la Luna è nel punto più lontano della sua orbita e il cono d’ombra non giunge fino alla superficie terrestre: ciò si verifica in quanto il diametro angolare del disco della Luna si mantiene minore di quello solare. Quindi durante un’eclissi anulare è come se del Sole fosse rimasto un anello luminoso durante la fase centrale e quindi la Luna è troppo lontana dalla superficie terrestre per occultare completamente il Sole.

Una leggenda Maori rafforza l’immagine romantica e magica dell’evento. Tanto tempo fa, il dio sole, La’a, si innamorò perdutamente di Marama, la dea luna. Il loro amore divenne subito così intenso che più i loro incontri divenivano frequenti più La’a diventava incandescente. Finchè un giorno rischiò di bruciare la luna e i due amanti disperati furono costretti a separarsi. Ma il loro amore era forte ed eterno tanto che, periodicamente, ancora si incontrano. In quel giorno si verifica un’eclissi. L’aria si raffredda, i rumori sembrano annullarsi, il tempo è sospeso, invertito, sconvolto. Per pochi incantati momenti, la luna è accolta nelle braccia del sole e del loro amore resta visibile solo una corona di luce.

Spagiria:
per emulare l’eclissi anulare è possibile utilizzare il rosmarino che, con la segnatura di Sole – Mercurio e Luna, mette in movimento il nostro maschile con il nostro femminile grazie al pianeta della comunicazione,  Mercurio.

Rosmarino:
Ros Maris, la rugiada del mare è simbolo di Rinascita e di Immortalità e venne largamente usato fin dai tempi più antichi nei riti di purificazione.
Veniva usato spesso nei Riti Religiosi al posto dell’incenso.
Ancora nell’800, nelle campagne bolognesi, si usava porre i suoi fiori a contatto della pelle all’altezza del Cuore per ottenere Gioia e Felicità.

Massaggiate delicatamente i piedi con tre gocce di quintessenza di Rosmarino e anche noi potremo ottenere Gioia e Felicità.

Il 4 gennaio 2011 ci sarà una nuova eclisse anulare e un nuovo incontro tra Sole e Luna, gli astri che condizionano maggiormente la nostra vita terrena.

Gianni SEMEDIMELAC’era una cosa che a Gianni piaceva fare più d’ogni altra, ed era quando riusciva trovare un bel posticino assolato: allora si fermava, faceva un piccolo buco nella terra, e dentro vi seminava un seme di mela. Un seme che, Gianni lo sapeva bene, si sarebbe tramutato un giorno in un bellissimo albero di mele. Così Gianni trascorreva il suo tempo, facendo buchetti nel terreno e piantandovi semini di mele e poi facendo nuovi buchetti e seminando altri semi, finché l’intera campagna attorno alla sua casa non fu costellata di giovani meli. – Chissà cosa farò quando non ci sarà più nemmeno un pezzettino di terra in cui seminare le mie mele? – Chiedeva Gianni ai piccoli animali della fattoria, suoi amici. Un giorno, mentre camminava lungo la strada in cerca di un ennesimo posticino assolato in cui piantare almeno un altro alberello, Gianni udì il suono di una canzoncina che si avvicinava sempre più: – Vieni con noi, con noi nel West, non star li come un palo! Salta su un carro che va nel west, o resterai da solo! – E proprio sotto gli occhi di Gianni ecco sfilare lungo la strada una lunghissima carovana fatta di tanti carri coperti trainati da grossi buoi. Davanti a ciascun carro camminava un uomo alto e nerboruto, vestito di pelli di daino e con un grande fucile ad armacollo: era un pioniere! E con i pionieri viaggiavano le loro famiglie, dirette nelle terre dello sconfinato West, dove avrebbero costruito le loro case. – Forza ragazzo, vieni con noi! – Gridarono i pionieri rivolti a Gianni, quando lo videro sul ciglio della strada. – Vieni con noi nel West, ragazzo. Avanti, forza, vieni! -  – Ma io non potrò mai diventare un pioniere! – esclamò Gianni. – Io non sono alto e forzuto. Non sarei neppure capace di abbattere un albero per farne un capanno, ne di preparare i campi per seminarvi il grano. Penso che non sarei di molto aiuto nel West! – Ma i pionieri non lo ascoltavano più. Continuavano imperterriti, cantando, la loro marcia verso il West e ben presto anche l’ultimo dei loro carrozzoni scomparve in fondo alla strada. Solo le ultime parole della loro canzoncina risuonarono alle orecchie di Gianni: – … o resterai da solo! -  – Piacerebbe anche a me andare verso il West -  Si disse Gianni. – E perché non potresti Gianni? – disse una vocina proprio dietro di lui. Era la voce del suo Angelo custode. – Non tutti i pionieri sono dei taglialegna. Tu potresti un pioniere di quelli che seminano mele. Ovunque ci siano case, la gente avrà presto bisogno di alberi di mele. Perché vedi, Gianni, pensa solo un istante a quello che si può fare con le mele: mele fritte, mele cotte, mele rosse zuccherine, mele al forno, stuzzicanti, si ce n’è per tutti quanti. Non ti paiono divine? Dai retta a me, Gianni, tu nel West sei necessario! Hai una missione da compiere, Gianni Semedimela! -  – Ma io non possiedo un carro coperto - Disse Gianni – E non ho neppure un coltello, ne un fucile! -  – Sciocchezze! – Fece l’Angelo custode – Tutto quello che ti occorrerà sarà un pentolino in cui cucinare una piccola scorta di semi di mele… e, naturalmente, dovrai avere una bibbia per meditare! -  -Fantastico! – esclamò Gianni. – Io un pentolino ce l’ho. Eanche la Bibbia e i semi di mele. Posso anche partire subito. Vado al West oggi stesso, mio caro Angelo! Naturalmente però, prima di partire, Gianni si fermò da tutti  i suoi amici: gi animali della fattoria. – Sono venuto a salutarvi - disse - perchè siete stati dei cari amici per me. Sono certo che mi  mancherete quando sarò laggiù, tutto solo. Gli animali erano addolorati. Anch’essi sapevano che avrebbero sentito la mancanza di Gianni. – Bene, addio! – egli disse alla fine e prese la strada che portava al West. Il West, a quei tempi, era come una sola, immensa foresta: una foresta sterminata, folta, buia… un luogo proprio pauroso, insomma, per un ragazzo che viaggiasse da solo, senza un coltello nè un fucile. Ma queste paure non sfiorarono neppure Gianni Semedimela che continuava a camminare lungo  lo stretto sentiero nell’immensa foresta, cantando un’allegra canzoncina e guardandosi bene attorno, sia a destra  che a sinistra, per scovare qualche  bel posticino assolato in cui  seminare i suoi semi di mela. No, Gianni non aveva davvero paura nella foresta. Però era solo: questo doveva ammetterlo. Erano giorni e giorni che non vedeva anima viva e soprattutto gli mancavano i suoi amici animali della fattoria. Naturalmente  però Gianni non era la sola anima viva che si trovasse nella foresta, anche se questa era proprio la sua sensazione. In realtà, invece, da ogni lato, dei piccoli occhi brillanti seguivano il suo cammino. E mentre  Gianni camminava, le piccole creature della foresta arzigogolavano su di lui. Perchè, dovete sapere, gli animali non amavano l’Uomo. L’unico Uomo che essi conoscevano era il pioniere alto e nerboruto, colui che tagliava gli alberi per farne capanni, che radeva al suolo i boschi per ricavarne dei campi, che uccideva gli animali selvatici per ottenerne cibo e pelli. E, ovviamente, tutto questo non garbava agli animali della foresta. Così, mentre Gianni camminava tutto solo, essi si nascosero e stettero a guardarlo. – Eppure non somiglia a tutti gli altri - sussurrò uno scoiattolo. – Non è così alto, e non sembra così forte – disse un altro. -Non ha nè un coltello, nè un fucile - proseguì il leprotto più piccolino. – E tuttavia è un  Uomo - rammentò loro il cervo con la sua aria mite - perciò bisogna essere molto, ma molto prudenti. E lo furono. Si limitarono solo a osservare Gianni che procedeva per il suo cammino e lo fecero nel silenzio piu’ assoluto e con la massima cautela, finché il giovane uomo non ebbe finalmente raggiunto una piccola radura assolata, circondata da alberi annosi, e non si fu fermato soddisfatto. – Ecco un bel posticino - disse Gianni. – Proprio adatto per piantarvi un melo. E appoggiati per terra il suo pentolino, il libro della Bibbia e il fagottello con i semi delle mele, Gianni prese un bel bastoncino diritto che aveva trovato per terra. – E’ proprio un bel bastoncino per fare i buchetti che mi servono - affermò. Non così la pensarono gli animali che lo osservavano nascosti! – Attenzione! – sussurrarono. – Pericolo! L’Uomo ha un fucile! Correte! Correte! Correte! Correte! L’allarme diede il via al un fuggi fuggi generale e tutti si rifugiarono nel folto della foresta, sparpagliandosi in ogni direzione. Solo il più piccolo dei leprotti, nella sua fuga precipitosa, mise un piede in fallo e rimase intrappolato in una radice contorta. Squittì e si divincolò quanto più poté, ma non riuscì a liberarsi. – Oh, poveretto, che tristezza - gemettero gli altri animali appena lo seppero. E dai loro nascondigli nel folto della foresta, ritornarono cautamente verso la radura per vedere cosa sarebbe successo al leprottino più piccolo del gruppo. – Chi va là? – chiedeva intanto Gianni  Semedimela cui non era sfuggita la fuga precipitosa degli animali nel cuore della foresta. – Come sarebbe bello se trovassi un amico! – esclamò nuovamente Gianni. E chiamò di nuovo; ma nessuno gli rispose. Allora, aprendosi un varco tra gli arbusti con il suo lungo e diritto bastone, Gianni Semedimela si addentrò nella foresta. E lì, mentre tutti gli altri animali trattenevano il fiato pieni di spavento, Gianni trovò il più piccolo dei leprotti con la zampina imprigionata nella radice contorta. – Allora? – fece Gianni teneramente. – Cosa ti capita, piccolino? E con molta delicatezza liberò la zampina del più piccino dei leprotti dalla radice che lo imprigionava e lo lasciò andare. Appena si sentì libero, il leprottino corse verso il folto della foresta. – Come desidererei che tu non scappassi - gli gridò dietro Gianni Semedimela. – E’ così solitaria per me la foresta e io sarei così felice di esserti amico! Il più piccolo dei leprotti non rispose, si limitò solo a fare un rapido dietro-front e a ritornare nel punto in cui Gianni si era fermato. Allora strofinò il suo morbido nasino contro il palmo della mano di Gianni e giocherellò con i proprio baffi in modo tanto buffo e amichevole. Gli altri animali erano sbalorditi. – Ma allora quest’Uomo non è cattivo! E’ genntile e affettuoso! – si dissero. Così, uno dopo l’altro, uscirono dai loro nascondigli e si raccolsero intorno a Gianni Semedimela che, poco dopo, poteva contare su una moltitudine di nuovi amici. – Evviva! – rise Gianni, felice. – E’ così bello che mi pare di essere di nuovo nella mia cara fattoria! E da quel giorno in poi Gianni Semedimela non fu più solo. Camminava attraverso il grande West e ovunque trovasse un posticino assolato in mezzo agli alberi della foresta, piantava il suo alberello di mele. E mentre piantava cantava e ricantava un’allegra canzoncina: – Mele fritte, mele cotte, Mele rosse zuccherine, Mele al forno, stuzicanti, Mele bianche, sopraffine. Qui ce n’è per tutti quanti! Non vi paiono divine? – Con il passare degli anni, in tutto il vasto territorio, le fattorie si moltiplicarono e così gli uomini e le loro case. E in quasi tutti i frutteti che circondavano quelle case c’erano i meli che Gianni aveva piantato. Dovunque Gianni era un ospite gradito che non mancava mai quando si trattava di inaugurare un granaio, di porre la prima pietra di una nuova fattoria, ovunque insomma la gente si radunasse per festeggiare in allegria qualche nuovo avvenimento. Ma, tra un raduno e l’altro, Gianni porcedeva nel suo cammino: c’era ancora tanta di quella terra nel West! Né mancavano i giorni in cui Gianni scorgesse in lontananza neppure una casa, un carro, un pioniere. Eppure egli non era solo in quei solitari boschi del West! Non era affatto solo, perché appena cominciava a cantare, ecco  che dietro ai cespugli, dalle cime degli alberi, dagli anfratti più nascosti, sbucavano mille animaletti della foresta. – Eccolo! Questo è l’Uomo! – sussurravano. – Non porta né fucili né bastone ed è per noi un amico sincero! E così, mentre il più piccolo dei leprotti gli zampettava accanto facendogli mille moine e strofinandogli il nasino morbido contro il palmo della mano, Gianni Semedimela non era più solo! Perché ogni creatura dell’intera, sterminata foresta adesso gli era amica.

 John Chapman (Leominster, 26 settembre 1774Fort Wayne, 11 marzo 1847) fu un pioniere statunitense.

Egli divenne noto come Johnny Appleseed (italianizzato in Giovannino Semedimela) a causa della sua abitudine di piantare meli.

Dagli inizi dell’800 cominciò ad esplorare le regioni selvagge del west statunitense piantando, lungo il cammino, migliaia di semi di mele che si era procurato in Pennsylvania, presso i produttori di sidro. Da allora in poi spese l’intera vita prendendosi cura degli alberi da lui stesso piantati su un territorio vastissimo di centinaia di chilometri quadrati, oggi compreso nei confini degli stati dell’Ohio, dell’Indiana e dell’Illinois. Le mele di quegli alberi non erano come quelle che conosciamo oggi, prodotte per innesto, ma erano piccoli frutti a quei tempi utilizzati soprattutto per la produzione di sidro e di un suo derivato chiamato “applejack”.

Nessuno sa con certezza per quale ragione Johnny Appleseed abbia piantato decine di migliaia di meli, ma si può senz’altro affermare che, così facendo, preparò la successiva penetrazione dei pionieri in quelle terre ancora vergini, garantendo loro le scorte quasi inesauribili dei suoi vivai e dei suoi frutteti, piantati lungo tutto il Middle West.

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